Pronti a inaugurare il MAXXI L’Aquila: visita in anteprima a Palazzo Ardinghelli

di Stefania Bertoni Sperduti

Ovunque si respira, finalmente, aria di novità, fermento e voglia di ripartire dopo undici anni di cantieri e di dolore. E’ il 5 settembre e sta per esser presentato al pubblico, in anteprima assoluta, il complesso restauro di Palazzo Ardinghelli, da sempre considerato una dei massimi esempi del Barocco Aquilano, uno dei monumenti simbolo del Capoluogo abruzzese reso inagibile dalla furia sismica.

Ho la fortuna di trovarmi proprio da quelle parti, una coincidenza che non voglio lasciarmi sfuggire perché sarà proprio quell’edificio, di cui tanto si è parlato in questi anni, a ospitare la nuova sede del prestigioso Museo MAXXI.

Dopo il disastroso terremoto del 2009, la grande gara di solidarietà internazionale, l’avanzare faticoso dei cantieri e, in ultimo, l’ennesima pausa imposta dalla pandemia, l’arrivo della succursale del museo romano dovrebbe segnare – come sperano tutti – la rinascita (almeno in termini simbolici) di questa martoriata città: l’uscita definitiva dal tunnel della ricostruzione e l’apertura di un nuovo capitolo della sua storia purtroppo già segnata da altri terremoti, come quello del 1703.

L’atmosfera in giro, nonostante il caldo intenso di fine estate, sembra proprio confermarlo. Lungo il corso fiancheggiato dai portici, i caffè hanno alzato le saracinesche, come l’antica pasticceria delle sorelle Nurzia, elegantemente decorata e piena di gente. Molte chiese hanno riaperto i battenti: su tutte San Bernardino, la cui abside e il campanile si sbriciolarono in diretta tv lasciando tutto il Paese senza fiato. Nel giardino del Castello, di fronte all’Auditorium di Renzo Piano terminato nel 2012, vari gruppi musicali provavano i loro strumenti prima del concerto serale. Il Festival Jazz dell’Aquila non è ancora concluso.

Mi avvio spedita verso la meta camminando per le strade assolate e inusualmente trafficate dello splendido centro storico cittadino. Nonostante gli imponenti sforzi compiuti dallo Stato, dalle amministrazioni locali e da moltissimi donatori, le ferite inferte dal sisma sono ancora in parte visibili, tra un’impalcatura mai smontata e una statua appena pulita e rimessa a nuovo. I grandiosi restauri continuano al Castello e al MunDa, Museo Nazionale d’Abruzzo, ancora sottoposti a scrupolosi lavori. Non c’è tempo per soffermarsi su quelli perché l’appuntamento (per le autorità e i cittadini) è in Piazza Santa Maria Paganica, al piano nobile di Palazzo Ardinghelli, dove si trova la sala della voliera. Qui sarà finalmente presentato il nuovo volto della futura sede museale.

Prima di arrivare nei grandi saloni settecenteschi sormontati da ampie volte, finemente stuccati e riportati al loro splendore originario, colpisce la particolarissima facciata del Palazzo, caratterizzata da un triplice balcone che sormonta il portone d’ingresso. Ben poco era rimasto di quella struttura che, per fortuna, oggi è tornata a dominare la piazza. Il Palazzo, progettato fra il 1732 e il 1743 dall’architetto romano Francesco Fontana, figlio del più famoso Carlo, si distingue per altri elementi architetturali “unici”: il suggestivo cortile ottagonale e lo scalone monumentale, di derivazione borrominiana, che conduce ai piani e a una sequenza impressionante di saloni.  Il cortile è idealmente collegato con le zone urbane, le sale, esattamente come avviene al Maxxi di Roma dove all’esterno è stata creata non a caso una “piazza” per l’arte che comunica con gli ambienti interni.

Devastato dal terremoto, questo gioiello del barocco, è stato oggetto di una serie d’importanti interventi strutturali di consolidamento, di miglioramento antisismico e di restauro conservativo: dalla ricostruzione delle volte al rifacimento dei muri pericolanti, dalla sostituzione di stipiti e architravi alla realizzazione di un cordolo in muratura armata. Un intervento di messa in sicurezza e ripristino complessivo dei decori originari, tanto invasivo quanto delicatissimo, che non sarebbe stato possibile senza gli esperti del Mibact e della Fondazione Maxxi. E senza il sostegno cruciale della Federazione Russa, che da sola ha donato circa 9 milioni di euro per finanziare il restauro del Palazzo e quello della Chiesa di San Gregorio. Ma questo non è solo o soltanto un grande progetto di restauro. Il Comune dell’Aquila, le amministrazioni e le istituzioni nazionali hanno lavorato gomito a gomito per il raggiungimento di un altro ben più ambizioso obiettivo: contribuire con la Cultura al rilancio di un territorio ferito.  E il 5 settembre, con la presentazione del restauro e il passaggio ufficiale del testimone, dal Mibact al Maxxi, è stato senz’altro compiuto il primo passo in questa direzione. Il secondo passo importante sarà invece il 30 ottobre, con il varo ufficiale del Maxxi L’Aquila, e la vernice del primo allestimento per il quale sono state scelte opere di artisti contemporanei come, fra gli altri, Monica Bonvicini, Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi e Bruna Esposito che saranno affiancati da una selezione di opere provenienti dalle collezioni del Maxxi Roma, scelte per la loro capacità di adattarsi alla struttura di Palazzo Ardinghelli e di sperimentarne gli spazi, dallo scalone principale alla cappella, fino alle varie sale espositive. Maxxi L’Aquila avrà una sua collezione permanente costituita da una serie di opere che sono state commissionate ad hoc ad un gruppo di artisti che conta anche Nunzio Di Stefano, Elisabetta Benassi, Alberto Garutti, Daniela De Lorenzo ed Ettore Spalletti. E alle mostre – permanenti e temporanee – sarà affiancato un ricco programma di eventi e progetti educativi per il territorio e veicolarne le energie.

Come ha sottolineato la presidente della Fondazione Maxxi, Giovanna Melandri, tutto questo è la prova tangibile di come un’istituzione può diventare punto di riferimento e di coagulo per una fitta rete di soggetti, pubblici e privati, capaci di mettersi in parnership, con spirito innovativo e collaborativo.

Parte dall’Aquila, la città che secondo Melandri oggi è “simbolo di una doppia rinascita”, un messaggio di speranza che travalica i confini dell’Abruzzo e dell’Italia: insieme si può rinascere dalle ferite di un terremoto e di una pandemia.

Per visitare il Maxxi LAquila:
MAXXI L’AQUILA | Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Piazza Santa Maria Paganica, 5 – 67100 L’Aquila AQ
maxxilaquila@fondazionemaxxi.it

Stefania Bertoni Sperduti

Nata e cresciuta a Roma, ha studiato per quattro anni in una scuola di formazione psicoanalitica prima di sposarsi e trasferirsi in varie sedi con il marito e le due figlie. Appassionata di storia dell’arte e sempre curiosa di visitare nuovi musei, ha lavorato per tre anni come volontaria nella Delegazione FAI di Roma. E’ attualmente membro del Direttivo ACDMAE con carica di Segretario.

5 Commenti
  1. Brava Stefania un articolo interessante e ben scritto! E grazie Susanna per coordinare brillantemente il gruppo di redazione! 👍👏👏👏

  2. Grazie Stefania! Le nostre sedi all’estero hanno davvero fatto moltissimo per sensibilizzare i paesi stranieri riguardo le ferite che il terremoto ha lasciato sul patrimonio culturale italiano. Ed ecco gli ottimi risultati!

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