Italiane in Cina. L’altra metà del cielo nella “Breve Storia” di Stefano Beltrame.

La presentazione al Circolo MAE, la prima dopo il lockdown, del libro “Breve Storia degli italiani in Cina” (Ed. LUISS University Press) ha doppiamente destato la nostra curiosità: sia perché del Gigante asiatico si continua a parlare ma ben pochi possono vantarne una conoscenza approfondita, sia per l’attuale importanza dei legami tra i nostri due Paesi, legami che si sono cementati nel tempo. La storia sino-italiana è stata certamente marcata dalle figure di nostri grandi uomini tra diplomatici, aviatori e militari. Ma anche dalle vicende di alcune grandi italiane.

Abbiamo dunque chiesto all’autore, Stefano Beltrame, di parlarcene.

“Naturalmente – racconta Stefano Beltrame, già Console Generale a Shanghai – la più celebre figura femminile italiana in Cina è stata Edda Mussolini Ciano, descritta dalla stampa internazionale come l’eroina di Shanghai durante l’assedio giapponese del 1932. Edda ebbe in Cina un’affettuosa amicizia con un giovane generale nazionalista, Zhang Xueliang. Nelle sue memorie (Edda Ciano: La mia vita), lo descrive come uno spasimante infantile e la storiografia italiana le va’ dietro sminuendone la figura. Zhang Xueliang ebbe tuttavia un ruolo di assoluto rilievo nella storia cinese. Figlio del Signore della Guerra della Manciuria, fu lui che, nel 1936 catturò e tenne in ostaggio per un mese il Generalissimo Chiang Kai-shek per obbligarlo ad una tregua con i comunisti di Mao Zedong per costruire un fronte unito contro il Giappone. Un episodio noto nei libri di storia come “l’incidente di Xian”, la città oggi famosa per i soldati di terracotta”.

“Edda Mussolini – continua l’autore – non fu tuttavia certamente l’unica. Celebre è anche, ad esempio, Oriana Fallaci che nel 1980 intervistò Deng Xiaoping”, intervista pubblicata ad agosto dello stesso anno dal “Corriere della Sera”. Quel colloquio, il primo secondo Tiziano Terzani a far apparire “umano” un leader cinese, entra nella storia della Repubblica Popolare a tal punto che nel 2014, in occasione dei 110 anni dalla nascita del leader, Pechino decide di tradurre e far pubblicare la biografia della Fallaci scritta da Cristiana De Stefano (“Una donna”, Ed. Rizzoli).

Vi è poi la scrittrice italo-cinese, da poco scomparsa, Bamboo Hirst. Autrice di romanzi di successo come Blu Cina, Vado a Shanghai a comprarmi un cappello e Figlie della Cina, fu un ospite regolare al Maurizio Costanzo Show. Nata durante la guerra e non riconosciuta dal padre marinaio, fu mandata in Italia da bambina nel 1953. Crebbe in un orfanotrofio cattolico scegliendo di cambiare nome alla maggior  età. Contro tutto e contro tutti è riuscita a costruirsi una vita sua ed a diventare famosa. E’, di fatto, la prima scrittrice italo-cinese in lingua italiana.

Oggi dimenticate, alla metà degli anni ‘30, le tre sorelle Chieri – Matilde, Laura e Itala – erano al centro della intensa vita sociale di Shanghai, la Parigi d’Oriente. “Nell’epoca d’oro dei rapporti bilaterali, in un clima che si incarna nelle loro vicende, l’eco delle loro feste a bordo dei Transatlantici italiani all’ancora nel porto è giunto fino a noi. Come il Rex che andava in America, celebrato da Federico Fellini,  a Shanghai arrivavano i mitici Conte Rosso e Conte Verde del Lloyd Triestino ed alle feste a bordo partecipava anche il Sindaco della città cinese”. Tantissime celebrità navigarono a bordo di questi gioielli della nostra marina mercantile e fra queste anche l’etnologo e orientalista Fosco Maraini con la figlia, la scrittrice Dacia Maraini. La dolce vita delle Concessioni internazionali di Shanghai ebbe una brusca fine con lo scoppio della guerra. Il Conte Verde, rifugiatosi nel 1940 a Shanghai per sfuggire alla cattura degli inglesi, si autoaffondò in porto l’8 settembre 1943 per non cadere in mano giapponese. Il comando nipponico reagì arrestando tutti gli italiani, comprese le sorelle Chieri. Dopo due anni di difficile prigionia, alla fine della guerra la loro Shanghai dorata non esisteva più. Rientrarono quindi mestamente in Italia.

“D’altra parte – ricorda ancora Beltrame – sono rimaste nella memoria anche alcune grandi storie d’amore tra coppie miste. Cinzia Qing Yue Giancovich, pittrice italo cinese che vive a Trieste, racconta la storia dei suoi genitori. Lei figlia di una ricca famiglia di mercanti di Suzhou trasferita a Shanghai per sfuggire ai giapponesi, lui ufficiale di marina mercantile in servizio sul Fiume Azzurro. Il padre di lei è assolutamente contrario alla loro relazione, il ragazzo è carino, ma straniero e non abbastanza ricco. Il fidanzamento va stroncato, pena la cacciata di casa. Vince il cuore ed i due si sposano e si trasferiscono a Macao, ma scoppia la guerra e lui viene subito catturato dagli inglesi proprio quando lei è in dolce attesa. Prigioniero per cinque lunghi anni in India e nello Sri Lanka, alla fine della guerra quando tutti gli occidentali tornano in Europa, parte alla volta di Shanghai per cercare la moglie e la figlia, che non ha ancora mai conosciuto. Nel caos disastroso del dopoguerra riesce a ritrovarla ed a portarla con sé a Trieste”. Una storia speculare a quella di Bamboo Hirst, accumunata dall’accoglienza nel nostro Paese, dove entrambe le bimbe trovano la loro dimensione.

Alcuni racconti di amore e guerra, ugualmente citati nel libro da Beltrame, sono ancora più drammatici: “Negli anni ’30 molti piloti cinesi vennero in Italia ad addestrarsi ed uno di questi, Tam Zhanchao, sposò, nel 1938, la giovane Bianca Sannino. Tornato in Patria per combattere contro i giapponesi, la famiglia non regge all’impatto della diversità culturale. L’ufficiale viene ferito e, durante la convalescenza, avvia un concubinato con un’infermiera. Scoperta la cosa, Bianca lo lascia e si ritrova da sola nelle concessioni di Shanghai con quattro figli da mantenere. Non si perde d’animo e trova il modo di sopravvivere in una città occupata dai giapponesi. Alla fine del conflitto i nazionalisti la condannano a morte per spionaggio e tradimento, ma avrà salva la vita per l’intervento del Nunzio Apostolico a Nanchino, il Cardinale Antonio Riberi. Serba a lungo il segreto sulla sua vita finché, nel 1985 ormai anziana, pubblica la sua autobiografia dal titolo inequivocabile: Tè all’oppio. Tradotto in inglese nel 1991, il libro diventa un best seller”.

 

Redazione

1 Commento
  1. Complimenti a Stefano, ma anche a Nicoletta che con la sua curiosità per il mondo e la sua abilità di fotografa ha certamente condiviso questa bella esperienza di scrittura!

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