di Lavinia Coppola De Nicolo
Pamela Anyoti Peronaci, figura di spicco della diaspora africana, è la dimostrazione concreta di come le comunità rurali possano essere trasformate in filiere produttive resilienti, sostenibili ed etiche. Partita nel 2007 con un gruppo di 15 donne, oggi coordina migliaia di agricoltori, con uno sguardo rivolto ai mercati internazionali, all’inclusione socioeconomica e alla tutela ambientale.
Parlare con lei è come confrontarsi con un “tornado tranquillo”: la sua energia è potente ma costruttiva, la visione nitida, la determinazione instancabile. La sua storia parte da un piccolo nucleo che si espande progressivamente per costruire un sogno collettivo, passo dopo passo, scavando nel tempo un percorso netto, coerente, trasformativo.
Tutto comincia nel distretto di Soroti, nel nord-est dell’Uganda. Suo padre, il suo più grande mentore, era un educatore rispettato, entrato in politica negli anni ’60, che ha contribuito a portare l’Uganda verso l’indipendenza. “Mi elogiava” ricorda Pamela, “per ogni piccolo traguardo. È da lui che ho imparato ad avere fiducia in me stessa e a vedere il mondo come un’unica casa.”
Le chiedo come sia nata l’idea di svolgere un’attività in campo agricolo.
“Il legame con l’agricoltura non è stato immediato, anche se fin da bambina vivevo in questo mondo. Solo dopo il Master in Economia Agricola e i miei primi cinque anni alla FAO ne ho compresa la reale potenzialità per trasformare vite in Africa.
Nel 1992, ancora studentessa, conosce suo marito, un diplomatico italiano. Da allora, la sua vita si intreccia profondamente tra Uganda e Italia.
Il percorso la porta lontano: Tokyo, Roma, Parigi, Bruxelles. Ed osserva. Apprende. Elabora. La visione imprenditoriale etica che oggi guida le sue aziende nasce proprio da lì: dall’incontro tra il sapere tradizionale contadino e modelli di sviluppo più complessi, visti da vicino nei centri decisionali del mondo. “Mi sono resa conto che il profitto da solo non basta. Serve impatto. Serve educazione. Serve un’economia che rispetti la terra e le persone”.
È in Giappone che muove i primi passi nel settore della cooperazione, collaborando con un’ONG impegnata nella costruzione di scuole. Ma sarà a Bruxelles che arriva il momento della svolta. “Ho proposto ad un’azienda privata una partnership audace: coinvolgere un gruppo di donne, vedove della guerra civile ugandese, in un progetto agricolo che offra loro indipendenza economica e un reinserimento nella vita comunitaria”. Non chiede carità, ma fiducia. E la ottiene.
Nel 2007 fonda Sunshine Agro Products. Fornisce alle neo imprenditrici semi, fertilizzanti, formazione. Firma contratti equi, incentiva la qualità, si fa carico della logistica. Due anni dopo la prima esportazione: 900 kg di peperoncino, spediti in aereo. “Non avevamo i volumi per usare un container ma avevamo la visione”.
Visione che si rafforza nel 2012, quando introduce la coltivazione del cacao. Una scelta non solo economica ma politica: “È una pianta longeva. Resta, come resta chi la coltiva. È un modo per dare stabilità ai territori”. Collaborando con ricercatori del Cocoa Research Center, University of West Indies in Trinidad e del Cocoa Research Institute of Ghana, identifica varietà adatte al clima ugandese.
In parallelo, nasce il marchio Asante Mama (“grazie, mamma”, in swahili): una linea di prodotti coltivati, trasformati e confezionati interamente in Uganda. Alcuni dei suoi principali clienti per il peperoncino sono italiani, a rafforzare ancora di più quel legame speciale con l’Italia.
Il cammino, però, non è sempre stato lineare. Nel 2015 una grave siccità colpisce le coltivazioni. I raccolti vanno persi. Pamela si ritrova a dover scegliere: mollare o investire tutto quello che ha. Sceglie la seconda.
Poi arriva il 2017, l’anno della tempesta. Una separazione improvvisa, un divorzio doloroso. Le chiedo come ha vissuto e affrontato questo momento.
“La mia famiglia italiana, che amavo profondamente, si disintegrava. Il dolore mi disorientò al punto da non riuscire più a seguire le mie imprese. Le aziende negli Stati Uniti e in Belgio, appena decollate, furono chiuse. I creditori richiamarono i prestiti e il cacao, sia sulla mia piantagione che su quelle dei 1800 coltivatori, non era ancora maturo. Non c’erano entrate, ma spese familiari sì. Dovevo badare ai miei figli e affrontare tre procedimenti legali contemporaneamente. E’ stata la fede in Dio che mi ha dato la forza di risalire dopo aver toccato il fondo”
Dalla ferita nasce la missione: restituire agli altri la forza che ha ritrovato in sé stessa. Coniuga l’imprenditoria agricola con il mindset coaching, aiutando donne, giovani e chiunque voglia costruire una nuova vita o portare la propria al livello successivo. “La vita non è sempre lineare. Ma con fede, determinazione e amore per ciò che facciamo, possiamo davvero risorgere.”
Intanto, fioccano i riconoscimenti: Eco-Excellence Award negli USA, Best Artisan Award in Italia, Fellowship della Skoll Foundation a Oxford, premio dell’African Diaspora Network nella Silicon Valley, e nel 2020 il prestigioso FAO Uganda Diaspora Agribusiness Award.
Nel 2024, la FAO la nomina Technical Advisor per lo sviluppo della filiera del cacao in Uganda. Un progetto ambizioso, che punta a far crescere il numero di produttori da 20.000 a oltre 500.000, introducendo pratiche agricole rigenerative, tracciabilità digitale, conformità alle normative UE contro la deforestazione.
Il futuro? “La realizzazione di un impianto per la trasformazione del cacao, uno dei più avanzati nel continente africano. Questo progetto, in partnership con alcune delle eccellenze italiane nel campo dell’impiantistica agroindustriale, coinvolgerà oltre 100.000 agricoltori, promuovendo la sostenibilità ambientale, l’inclusione sociale, l’impegno giovanile e l’eliminazione del lavoro minorile e sarà conforme agli standard internazionali: è ora che l’Africa inizi a produrre semilavorati, ad alzare il valore aggiunto, a trattenere la ricchezza nel continente.”
Il discorso sul futuro si fa più personale quando parla dei figli e dell’impatto che la vita nomade dovuta all’occupazione del marito ha avuto su di loro. “Crescere figli lontano dalla mia cultura è stato difficile. Non ho potuto trasmettere loro la mia lingua, ma li ho portati nei campi, tra le donne, a vedere con i propri occhi cosa stavo costruendo. I miei due figli maggiori hanno terminato l’università e uno è particolarmente interessato a continuare il progetto, ma ho preferito far sì che facessero esperienze autonome prima di coinvolgerli”.
Nel frattempo, continua anche l’attività di formazione, mentoring e sostegno all’imprenditoria femminile attraverso la sua Agribusiness Success Masterclass, lanciata nel 2019 per accompagnare le donne della diaspora africana in percorsi di impatto e autonomia.
Autonomia e impatto. Nonostante tutto. Forse è proprio questo il suo più grande insegnamento.
Pamela Anyoti Peronaci è Technical Advisor FAO e CEO di Asante Mama e Sunshine Agro Products
Lavinia Coppola De Nicolo

Dottore commercialista e revisore contabile, lascia Napoli e la professione per seguire il marito funzionario diplomatico in giro per il mondo. Mamma di due ragazze, appassionata di sport (equitazione in particolare), di musica, di cinema, di arti figurative e accanita lettrice, ha ricoperto dal 2017 al 2021 la carica di Tesoriere e dal 2021 al 2025 è stata presidente ACDMAE.




