“Nessuno può fermarmi” di Caterina Soffici, ed. Feltrinelli 2017

di Marzia Brofferio Celeste

Ho conosciuto Caterina Soffici un pomeriggio del marzo 2013 a Londra, dove ero in procinto di trasferirmi.

Mi è piaciuta subito: diretta e sarcastica come solo i toscani sanno essere, un po’ maschiaccio, consapevolmente colta al di sopra della media, con quella superiorità che però non ti mette a disagio, anzi, ti incuriosisce, ti spinge a fare domande e a farti domande.

 Ho letto tutti i suoi libri e molti dei suoi articoli (Caterina è anche giornalista free-lance) ma nessuno mi ha colpito quanto questo suo primo romanzo dal titoloNessuno può fermarmi”.

L’ho letto appena uscito, divorato in due giorni. E ancora oggi ricordo il piacere della lettura, lo scorrere veloce delle parole e la storia incredibile che racconta.

Una storia vera. Una storia finora misconosciuta ai più se non ai familiari delle vittime innocenti di una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare, se gli uomini non fossero sempre così frettolosi nel giudicare gli amici ed i nemici.

Parliamo della sventurata morte di oltre 800 uomini, di cui 446 erano italiani (gli altri erano austriaci, tedeschi e soldati inglesi che accompagnavano i prigionieri) bambini e anziani (non furono risparmiati neppure gli invalidi) che il giorno dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini al Regno Unito, vennero deportati prima in un campo di raccolta, non molto dissimile da un campo di concentramento, e poi imbarcati sulla più lussuosa nave da crociera dellepoca: la Arandora Star.

Gli inglesi organizzarono un rastrellamento implacabile, fulmineo. Catturarono senza distinzione fascisti della prima ora e antifascisti partigiani scappati dallItalia perché perseguitati; nazisti ed ebrei; giovani, vecchi e bambini. Tutti imbarcati a forza sulla nave sequestrata per loccasione e non idonea a trasportare una massa cosi grande di prigionieri con rotta verso il Canada. Meta che purtroppo non raggiunsero mai. La Arandora Star fu affondata da un siluro tedesco al largo della Scozia. I tedeschi non immaginavano che quella nave da crociera, seconda solo al tanto famoso Titanic, fosse piena di deportati.

Molte delle povere vittime vivevano a Londra da generazioni, si sentivano profondamente italiane. Molte di loro non erano tornate in patria da tantissimo tempo e molte non ci erano neppure mai state. Non si occupavano di politica, non comprendevano né condividevano le mire espansionistiche del fascismo, né la politica di Mussolini. Erano persone ben radicate nel loro quartiere, erano rispettate, amate. Non capirono mai perché in meno di 24 ore fossero improvvisamente diventate il nemico principale di un paese che le aveva accolte, cresciute ed accudite come una secondamadre. In un clima di confusione totale, i poliziotti inglesi si trovarono obbligati loro malgrado a bussare alle porte delle case e dei negozi dei loro vicini, amici, cognati (nel tempo si erano intrecciati diversi legami familiari), a trattarli da nemici conducendoli verso una destinazione non molto chiara.

Il libro racconta tutta questa vicenda con gli occhi di un nipote che per caso ritrova tra le carte di sua nonna un telegramma relativo alla morte di suo nonno Bart con scritto Disperso, presunto annegato. Informazione molto diversa dalla storia eroica che gli avevano sempre raccontato di un nonno morto al fronte. E il ragazzo comincia ad indagare e scopre poco a poco una tragedia di cui lItalia si è completamente dimenticata e a cui non ha mai dato la giusta rilevanza. E ancora oggi solo gli abitanti dei paesini nella campagna parmense conoscono e ricordano la vicenda (sì, perché la cosa incredibile è che praticamente tutti i deportati venivano dalla stessa zona dellItalia).

Grazie a Caterina, questa storia è riemersa dalloblio.

  

Il libro ha avuto uno straordinario successo e in molte scuole secondarie italiane è stato adottato come libro di lettura sul periodo del fascismo. Ma c’è di più.Alla luce della grande incertezza provocata dal Referendum sulla Brexit, non può sfuggire il parallelismo tra il clima che sinstaurò allora e quello provocato dallesito del voto del 23 giugno 2016.Un “No” all’Unione Europea che ha segnato la vita di 300mila italiani registrati nel Regno Unito, e di almeno altrettanti italiani residenti non registrati. Connazionali che, assieme ai 3,7 milioni di europei dOltremanica, oggi si sentono abbandonati e trattati con diffidenza dal Paese che amano e che avevano scelto per realizzare i loro sogni.

Caterina Soffici, col suo romanzo descrive così un tema purtroppo molto attuale: ci si può guardare con occhi diversi, addirittura con ostilità, per lesito di un referendum o per una dichiarazione di guerra, cancellando così in sole 24 ore, anni di coabitazione pacifica, di rispetto, di crescita reciproca, di amicizia.

Marzia Brofferio Celeste

Marzia Brofferio Celeste, laureata in Bocconi in Economia Aziendale, dopo un anno presso la Commissione Europea a Bruxelles, ha lavorato come consulente (Head Hunter e Formazione Manageriale) per numerose multinazionali in Italia, in Francia ed in Belgio.
Ha vissuto in Siria (Damasco), Bulgaria (Sofia), Belgio (Bruxelles), Regno Unito (Londra). Dal 2010 è membro del Coro ACDMAE

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