Nelle leggendarie terre di Dracula: tanto verde, ordine e voglia di vivere

di Federica Bartolini Giungi

Quando ci si trasferisce in un paese nuovo e mai visitato prima, la domanda che sorge spontanea è: “Ma per che cosa è conosciuta questa nazione?”. Nel mio caso, trattandosi della Romania, ilprimo pensiero – anche se un po’ me ne vergogno – è andato a Dracula, il secondo a Ceausescu, il terzo ai miei studi universitari e alle mie esperienze di volontariato con i gruppi Rom (Roma in Romania), Sinti e Caminanti.

Al mio arrivo a Bucarest, una delle prime cose che noto è la Banca di Transilvania (e Dracula si affaccia di nuovo facendomi l’occhiolino). Poi, un manifesto che pubblicizza un concerto di Goran Bregovich (che romeno non è, ma qui è molto amato) evoca subito il film “Il tempo dei  gitani” di Emir Kusturica, con il suo carico di miseria morale e materiale ma anche con immagini di malinconica bellezza. Insomma il solito bagaglio di visto, letto, ma non vissuto.

Sfatiamo subito il mito del conte Dracula, che, in qualità di vampiro (essere leggendario completamente assente nella tradizione e nel folklore romeno), fu scoperto dai romeni solo dopo la caduta di Ceausescu. Vero è che il libro dell’irlandese Bram Stoker è ambientato in Transilvania e che il nome Dracula deriva dal soprannome dracul/dragonul (che significa drago) che Vlad III, Voivoda della Valacchia nel XV sec. aveva ereditato dal padre; Vlad, a sua volta, era detto “Tepes”, ossia l’Impalatore. Insomma impalatore si, vampiro mai.

Il castello di Bran, che ispirò l’autore, rappresenta, in effetti, il luogo perfetto per narrare le vicende del temibile conte. Fortezza suggestiva, arroccata su una parete rocciosa all’interno di una stretta gola, è circondata da foreste dimora, ancor oggi, di lupi e orsi bruni. Questo ha, inevitabilmente, accresciuto l’alone di mistero e di leggenda che avvolge la Romania in generale. Ma qui termina la storia di “non morti” ed affini.  Vlad III in Romania è considerato un eroe nazionale, per aver protetto la popolazione dai tentativi di invasione turca. Certo, è oggetto del business più spudorato, ma non ci si deve prendere gioco di lui… i romeni sono molto sensibili.

Bucarest non è una città sfacciata: non trovi monumenti a ogni angolo come a Roma, non è trendy come Londra, non è elegante come Parigi. La devi scoprire piano piano, a piedi, preparandoti un po’ a livello storico culturale. Ma una volta che ci si impegna, la Capitale romena si rivela al turista e al nuovo arrivato in tutto il suo fascino inusuale, che non ama la superficialità; perché ha una storia profonda e sofferta, una cultura giovane e vivace ma ancorata ad un folklore vivo ed amato, una religiosità che permea la società e ha resistito agli attacchi di regimi che la volevano relegata nei cortili dei palazzi costruiti in stile nord coreano.

E tutto questo è incastonato in una molteplicità di parchi ben curati, pulitissimi, vissuti a tutte le ore in piena sicurezza da grandi e piccini.

Ed ecco alcune caratteristiche che mi hanno colpito sin dall’inizio: la natura e il senso di sicurezza.

Riguardo al primo posso solo dire che, per una famiglia, la Romania è estremamente affascinante da vivere a livello naturalistico.  Infatti possiede cinque delle regioni biogeografiche ufficialmente riconosciute dall’UE, vale a dire alpino, continentale, pannonica, steppa e regione del Mar nero. Inoltre, l’intera gamma di fauna forestale europea è presente in tutto il suo territorio. Per fare un esempio il Delta del Danubio, sito protetto dall’UNESCO in Dobrogea, costituisce il più grande e il meglio conservato dei delta europei, ospitando oltre 300 specie di uccelli. Il problema, semmai, è arrivare in questi luoghi, dato che una delle carenze del paese è la rete di strade e autostrade. Quindi può succedere di rimanere bloccati per ore nell’unica strada (rigorosamente a due corsie) che porta, ad esempio, a Sinaia in Valacchia e mentre guardi, sconsolata, fuori dal finestrino ti può capitare di leggere il cartello che avverte di non dare da mangiare agli orsi mentre carretti trainati da cavalli, ancora così comuni appena esci da Bucarest, ti superano con flemma irritante.

Per quanto riguarda, invece, l’area metropolitana di Bucarest parchi, strutture sportive, piste ciclabili, e, perché no, anche foreste (proprio a due passi dal Baneasa Shopping Centre) permettono di vivere tutte le stagioni a contatto con la natura.

Sicurezza: tema largamente dibattuto in una famiglia che prevede di trasferirsi. Bucarest ha circa 10 000 telecamere sparse su tutto il territorio e collegate agli uffici di polizia di appartenenza. A queste si aggiungono quelle private di negozi, banche, case e palazzi. Molte sono in vista, ma altre sono ben nascoste. La polizia è presente e ben visibile. E se questo non bastasse ogni palazzo pubblico e praticamente tutti quelli privati hanno un “vigilante”. Capirete, quindi, che la situazione sicurezza non desta particolari preoccupazioni. Ovviamente ci si può trovare di fronte a casi di microcriminalità (borseggio) in zone molto popolari come Obor o Pantelimon ma in generale si può uscire in tutta sicurezza e rientrare, magari a piedi, dopo aver trascorso la serata ascoltando concerti al parco con un gruppo di amici. Ma allora i terribili criminali del nostro immaginario collettivo? Beh pare che non ci siano. Ci sono però molti turisti nei guai perché la polizia è molto severa, la tolleranza alla guida in stato di ebbrezza è zero e vige la certezza della pena per tutti, stranieri e non e quindi si registrano moltissimi casi di ritiro della patente, con apertura di procedimento penale, ad automobilisti spiritosi o sotto spirito.  Ecco quindi che cade un altro mito al negativo.

Ma se la popolazione è sorridente e ospitale, la sicurezza è presente, i vampiri non ci sono e la natura è accogliente, mi sento però in dovere di avvisare le entusiastiche frequentatrici di negozi di un inaspettato lato negativo.  E’ vero che la vita costa meno in generale, ma le commesse sono spesso odiose e, a quanto pare, anche le infermiere negli ospedali pubblici. Oddio, anche nel settore sanitario privato non brillano per simpatia ma, dato che paghi, si sforzano un poco di più. La questione è stata lungamente dibattuta all’interno della comunità italiana femminile ma ancora oggi non siamo riuscite a dare una risposta soddisfacente. Non sappiamo se è una questione di genere, se siamo in presenza di un retaggio comunista o se semplicemente non sono pagate anche a provvigione. Insomma bisogna armarsi di pazienza oppure andarsene senza acquistare nulla.

Comunque, a tutti coloro che intraprenderanno un’esperienza in suolo romeno (o anche solo ai curiosi riguardo a questo paese ai confini dell’Europa Unita e ancora oggi così sconosciuto), consiglio un sito curato con professionalità ed umorismo da due fantastiche italiane residenti da anni a Bucarest: allascopertadellaromania.com. Sono certa che non vi deluderà.

Federica Bartolini Giungi

Laureata in Scienze Politiche a Bologna, ha conseguito un Master nellInsegnamento dellItaliano L2 allUniversità CaFoscari di Venezia. Dopo varie esperienze nelle istituzioni UE e  all’UNHCR in Camerun, ha proseguito nell’ insegnamento della lingua italiana agli stranieri, sia in Italia che allestero, nella convinzione che l’integrazione passi attraverso la conoscenza della lingua. Giamembro del Consiglio ACDMAE e del Gruppo di Lettura e Conversazione in Italiano, si trova attualmente in Romania, a Bucarest, dove, tra le altre cose, ha organizzato un Bookclub mantenendo viva la sua passione per i libri.

 

1 commento
  1. Grazie Federica per questo report completo, equilibrato e allo stesso tempo pieno di entusiasmo! Accende una luce di nuova su un Paese di cui spesso, in Italia, abbiamo una visione distorta. Grazie davvero!

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