Nelle foreste del Borneo, sulle tracce di Odoardo Beccari

di Tamara Hardikar Maggipinto

 “Da nessuna parte avevo mai incontrato foreste primordiali così rigogliosamente varie nella loro flora come quelle vicine a Kuching (Sarawak)”, Odoardo Beccari, 1904

 

Solo a menzionare il Borneo tornano all’immaginazione collettiva immagini di giungle remote, flora sorprendente, fauna che intimidisce, e la spavalderia di Sandokan, reso famoso da Kabir Bedi!

Questa è la terza isola più grande del mondo e comprende il Sultanato di Brunei, gli Stati malesi di Sarawak e Sabah, e la provincia indonesiana di Kalimantan. Si dice che nel Borneo si trovi circa il 30% della biodiversità mondiale: quasi un terzo delle specie del pianeta, cioè anfibi, rettili, mammiferi, funghi, piante, che qui hanno sviluppato le strategie per sopravvivere e proliferare.

Lontano dal mondo della Tv o delle pagine celebrate di Emilio Salgari, un personaggio storico, una figura di spicco della cultura scientifica italiana, un botanico fiorentino, Odoardo Beccari, mise piede sulle spiagge del Sarawak nel 1865.  Il suo lavoro portò ad una serie d’importanti scoperte scientifiche: durante le sue esplorazioni, scoprì nuove specie di piante, palme in particolare.  Nel 1866, disegnò nel suo diario una pianta chiamata Thismia Pentunis.  Solo nel 2017, dopo 151 anni, la sua scoperta è stata confermata dalla comunità scientifica!

Tra il 1865 e il 1878 fece tre lunghi viaggi in Asia sudorientale, riportando migliaia di reperti e informazioni preziose che hanno in parte  mutato il punto di vista degli europei su quei mondi lontani. Beccari fondò anche il “Nuovo Giornale Botanico Italiano” nel 1869, e pubblicò le sue scoperte nel Bollettino della Società Geografica Italiana. Tornato in Italia, produsse Chianti Classico sulle sue terre e fu membro sia dell’Accademia dei Georgofili che della Società  Geografica Italiana. Fu anche pioniere della fotografia scientifica e disegnatore dalle sorprendenti doti artistiche.

Gran parte delle sue collezioni è custodita nel Museo di Storia Naturale a Firenze.  Mentre la maggior parte del suo archivio è conservato all’Università di Firenze ed i suoi appunti sul campo nella Biblioteca del Museo Galileo. In occasione del centenario della sua morte (ottobre 1920) i contribuiti di questo intrepido scienziato sono giustamente tornati sotto i riflettori.

Nato nel 1843, studiò nelle Università di Pisa e Bologna.  Nel 1865, a soli 22 anni, con l’amico  genovese Giacomo Doria, organizzò la sua spedizione nel Borneo malese. Per giungervi preparato da un punto di vista scientifico e botanico, trascorse alcuni mesi a Londra, presso i Giardini Botanici Reali di Kew. La sua missione era sviluppare la conoscenza delle piante malesi.  A Londra conobbe Charles Darwin, la cui “The Origin of the Species” era stata pubblicata sei anni prima, e James Brooke (quel Sir Brooke reso immortale da Salgari) il primo “Rajah” bianco del Sarawak.  Questi incontri ebbero un ruolo significativo sul suo futuro professionale.  Pochi mesi dopo, 155 anni fa, la sua nave, Candia, approdò a Kuching, capitale del Sarawak.

Nelle giungle della regione settentrionale di questa immensa isola dell’arcipelago malese-indonesiano, Beccari trascorse ben tre anni, percorrendole instancabilmente in lungo e in largo, registrando nei propri taccuini innumerevoli note naturalistiche, scoprendo e descrivendo centinaia di specie botaniche nuove e raccogliendo una  quantità impressionante di reperti. Entrò in contatto con molte popolazioni indigene locali, alcune delle quali ancora completamente isolate dal mondo cosiddetto “progredito”, compresi i celebri guerrieri daiacchi, i cosiddetti ‘tagliatori di teste’, e seppe stabilire con esse un legame di reciproco rispetto. Dopo il rientro anticipato di Doria in Italia, per ragioni di salute, Beccari trascorse ancora mesi in quelle terre, integrato tra i locali, vivendo in una capanna che aveva battezzato “Vallambrosa,” nella zona di Matang, attualmente diventata una riserva naturalistica popolata anche dai famosi oranghi del Borneo. Si dice che abbia insegnato alla moglie del secondo “Rajah” Charles Brooke a fotografare.

Mentre le collezioni di Beccari oggi si trovano a Firenze, e in parte anche a Roma, al Museo delle Civiltà, a Genova si trovano invece quelle del suo compagno di viaggio Giacomo Doria.  Si tratta soprattutto di collezioni zoologiche, che costituiscono il nucleo fondativo del Museo Civico di Storia Naturale della città ligure, museo che ancora oggi porta il nome di Doria.

Oggi, il Sarawak e’ uno Stato fiorente.  Anche se la modernità è scesa sull’incantevole città di Kuching, basta viaggiare un paio di ore in macchina perché si apra una finestra sul mondo di Odoardo Beccari. Si possono visitare le case tradizionali delle diverse tribù, quali Daiacchi e Iban, le prime popolazioni ad abitare il Borneo. Se si è fortunati, in quelle foreste, si possono ancora incontrare gli oranghi nel loro habitat naturale, assieme a tante altre specie animali e botaniche.

Quest’anno, il governo statale del Sarawak, con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Kuala Lumpur, ha inaugurato un sentiero naturalistico nella foresta, intitolandolo ad Odoardo Beccari.  L’anno prossimo, se la situazione della pandemia lo consentirà, sono previste altre celebrazioni, fra cui l’organizzazione di un convegno sul grande botanico Italiano.

Tamara Hardikar Maggipinto

Texana di nascita, curiosa di natura, ha vissuto in quattro continenti. Laureata in antropologia culturale,  è appassionata di fotografia, architettura ed arte.  La sua vita itinerante l’ha portata ad approfondire gli studi di yoga e terapie del movimento che utilizza ovunque si trovi.

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