Nascosta in Canada. Alla ricerca di Sveva Caetani

di Andrea Trifunovits Miraglia

La storia dell’emigrazione europea, in particolar modo quella italiana mi ha sempre intrigato. C’è qualcosa di profondamente toccante nell’idea di lasciare le proprie radici per cercare una vita migliore, in terre sconosciute. Sono sempre stata affascinata dai percorsi dell’emigrazione e mi hanno sempre scaldato il cuore le storie di successo, anche ragguardevoli e negli ambiti più disparati, dei migranti. Storie che hanno il denominatore comune della resilienza, quella forza singolare di andare avanti per costruire il proprio futuro e quello dei propri discendenti.

Tra Venezuela e Brasile, paesi dove ho vissuto per tanti anni, storie come queste, commoventi e stimolanti, non sono mai mancate. Approdata in Canada, sulla costa del Pacifico, ho scoperto a stretto giro che anche Vancouver, la mia nuova destinazione, era stata incredibilmente marcata da storie singolari e molto spesso sconosciute di migranti e rifugiati italiani. Una di queste storie mi ha particolarmente colpita: quella di Sveva Caetani, pittrice di straordinaria qualità la cui vita – tra Italia e Canada – testimonia il coraggio, la determinazione e la duplice identità di chi é cresciuto tra due mondi.

Quando Sveva Caetani venne a mancare, nel 1994, era poco conosciuta in Canada e ancora meno in Italia. Tuttavia, grazie alle prime mostre e all’interessamento di alcuni ammiratori e di critici che le dedicarono articoli, cominciò a ottenere maggiore visibilità. È notizia recente che la sua opera, considerata innovativa e di gran pregio, per la prima volta approderà anche in Italia: a Roma, dove da ottobre, sarà esposto al MAXXI Recapitulation, il suo ciclo pittorico più imponente. Una serie autobiografica di 56 acquarelli in cui Sveva, con tecnica e stile personalissimi, racconta la sua vita segnata dall’esilio, dall’isolamento e dalla rinascita artistica.

Ma chi era Sveva Caetani? A noi romani, di nascita o di adozione, il cognome suona molto familiare. E’ infatti, l’ultima discendente della nobile famiglia Caetani da cui prende il nome il magnifico palazzo in via delle Botteghe Oscure, oggi sede dell’Ambasciata del Brasile presso la Santa Sede.                                                                                                                                     La piccola Sveva, nata a Roma, nel 1917, da una relazione extraconiugale nel 1917, a soli 4 anni, andò a vivere in Vernon, un remoto paesino della Columbia Britannica canadese. Il padre, il principe Leone Caetani (1869-1935) era noto intellettuale e orientalista di fama internazionale nonché autore di una monumentale opera analitica sull’Islam. Sposato con Vittoria Colonna, parlava 11 lingue e fu anche un parlamentare social-radicale agli inizi del ‘900 prima di combattere nella Grande Guerra, come volontario. Ma fu anche un convinto antifascista e un fautore delle politiche anticolonialiste.

Nel clima europeo sempre più instabile e con l’avanzare del fascismo in Italia, negli anni’20 decise di lasciare l’Italia. Con la sua compagna, Ofelia Fabiani, e la figlioletta Sveva si trasferirono in una terra lontana evitando così di entrare in rotta di collisione con quello che di lì a poco sarebbe diventato un regime. La famiglia si stabilì a Vernon, nella verde Okanagan Valley, dove Leone sperò di trovare pace e libertà intellettuale ma anche un ambiente più sicuro per crescere la sua bimba che in Canada poté finalmente riconoscere. Grazie alle sue fortune, la famiglia per qualche tempo riuscì anche a viaggiare tra Roma, Parigi e Londra. In Vernon, Leone si dedicò all’agricoltura, alla scrittura e all’educazione della figlia. Ofelia, appassionata di musica classica e letteratura, abituata ai salotti europei, si sentì invece smarrita e isolata e mai accettò pienamente la sua nuova vita. Il 1935, tuttavia, segna una svolta drammatica nella vita della famiglia Caetani: Sveva ha 18 anni quando il regime fascista revoca definitivamente la cittadinanza al padre Leone, che muore di cancro pochi mesi dopo lasciando la figlia e la madre in difficoltà economiche. Ofelia, in precarie condizioni psichiche, si rinchiude in un profondo isolamento. Inizia a esercitare un controllo opprimente sulla figlia, obbligandola a tagliare i contatti con il mondo esterno e a rinunciare alla sua grande passione: la pittura.

Sveva trascorre così, in una sorta di reclusione domestica, 25 lunghi anni. Si rifugia tuttavia nella lettura e nella filosofia, costruendo le basi di quella straordinaria rinascita che arriverà solo molti anni dopo, con la morte della madre: per lei, allora quarantenne, una vera liberazione. Come un fiore che sboccia dopo una lunga attesa, Sveva ricomincia subito a dipingere, impara a guidare, frequenta club e associazioni locali. Per mantenersi, accetta di insegnare alla scuola elementare parrocchiale e, poco dopo, inizia anche a insegnare arte, letteratura, filosofia e scienze sociali alle superiori, pur non avendo un titolo di studio ufficiale. Una mancanza che compensava brillantemente con la sua sterminata cultura, una sensibilità fuori dal comune e un innato talento pedagogico. Doti che, unite alla tenacia incrollabile, la consentirono anche di laurearsi e potere insegnare all’Università di Victoria.

In questi anni tornano a farsi sentire con forza l’influenza delle conoscenze trasmesse dal padre che l’aveva avvicinata, tra l’altro, anche all’opera dantesca. Opera che Sveva approfondì fino a diventarne fine conoscitrice. Affascinata e ispirata dal viaggio di Dante, guidato da Virgilio nella Divina Commedia,intraprende così il suo personale viaggio interiore, sulle orme del Poeta ma guidata dall’amato padre Leone.Un viaggio che compie utilizzando la pittura e la sua tecnica preferita: l’acquarello a pennello secco.

Quelle sofferenze e quelle rinunce che aveva tenuto dentro così a lungo, grazie al talento espressivo di Sveva, riemergono nel momento in cui concepisce l’opera più ambiziosa: Recapitulation, un corpoautobiografico di 56 pannelli che affrontano 47 temi cruciali della sua vita seguendo la struttura della Divina Commedia. Un’opera monumentale, oggi considerata un capolavoro, in cui Sveva ricorrendo a una ricca simbologia narrativa rimette insieme i tasselli di un’esistenza che si dipana tra esperienze, meditazione, amore, orrore e rassegnazione.

Sveva Caetani trascorse gran parte della sua vita in Canada, eppure amava definirsi romana: “L’immagine di Roma – dichiarò in un’intervista rilasciata nel 1991 – non potrà mai più essere sradicata da me. Mio padre edificò la sua casa come la più alta costruzione del Gianicolo, il colle più alto di questa antica città. Ogni qualvolta vi abbiamo vissuto, io occupavo la stanza sotto il tetto della casa. Ogni mattina, balzando dal letto, potevo correre da una finestra all’altra, ammirando da un lato Rocca di Papa sullo sfondo gli Appennini innevati e, dall’altro, la basilica di San Pietro. Sono nata a Roma, e una volta romana, sarò per sempre romana.”

Destino di una vita inquieta, il Canada ha scoperto tardivamente il suo talento. Morta senza lasciare eredi, la pittrice donò la sua grande casa con giardino, l’archivio e parte delle opere alla comunità di Vernon. Oggi il Caetani Center, in memoria di Sveva, offre spazi autogestiti per scrittori, pittori e artisti di ogni disciplina, provenienti da tutto il Canada e dal mondo, che qui possono risiedere, studiare ed esplorare un vasto programma di esperienze artistiche.

Un altro capitolo di questa storia, però, sta finalmente per essere scritto anche in Italia, con la grande mostra che il Maxxi – dal 3 ottobre al 4 gennaio 2026 – dedicherà alla pittrice romana del British Columbia. Una donna che ha trasformato il dolore in arte e che, in Canada, ci fa sentire fieri di essere italiani.

Andrea Trifunovits Miraglia

Laureata in economia con specialità in relazioni internazionali all’Università di Budapest, ha successivamente conseguito un master europeo di interpretariato simultaneo per conferenza alla Westminster University di Londra.
Ha vissuto in Brasile (Recife), Londra, Cina (Canton) Caracas e Rio de Janeiro. Dopo esser stata, dal 2022 al 2024, consigliera ACDMAE incaricata del Gruppo Insieme a Roma e International Film Club, si è trasferita con la famiglia in Canada, a Vancouver.

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