Una storia che inizia con gli echi di un delitto rivoluzionario, ma si sviluppa con gradi storie d’amore e di litigio che hanno scaldato i cuori anche durante la guerra fredda.
Anche in questi tempi difficili c’è un angolo di Mosca, vicino al vecchio quartiere Arbat, dove il tempo sembra essersi fermato per indossare l’abito da sera. È Villa Berg, la nostra Ambasciata, un palazzo carico di Storia, non solo diplomatica, come forse nessun altro della nostra rete nel mondo. Villa Berg è stata il palcoscenico di storie incredibili, tra cui, come intermezzo tra memorabili ricevimenti dove sono fiorite storie d’amore poi entrate della letteratura mondiale, anche il classico colpo di scena che non può mai mancare in ogni thriller che si rispetti: un clamoroso omicidio!
Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio nel lontano 1897, quando entra in scena Sergej Berg, un ricco imprenditore che, senza badare a spese, volle costruirsi un palazzo di rappresentanza in stile eclettico, dal neoclassico al barocco, con gli interni decorati ed affrescati da grandi artisti. Berg volle tutto ciò che di moderno offriva il mercato e la sua Villa divenne il primo edificio di Mosca con l’illuminazione elettrica. L’inaugurazione passò agli annali mondani della città come il primo “ricevimento elettrico”. Una festa sfavillante, ma dagli esiti imprevisti: con l’illuminazione molto più forte del previsto rispetto alle candele, molte dame della buona società dovettero rendersi conto che il loro trucco non era adeguato ed abbandonarono di corsa il palazzo!
Ma la festa finì nel 1917 con lo scoppio della rivoluzione e la fuga dei Berg verso la Svizzera. La villa, sequestrata dai bolscevichi, fu allora concessa alla Germania nel 1918 come sede della legazione tedesca. Berlino aveva firmato con la Russia la pace separata di Brest-Litovsk ed aveva quindi inviato a Mosca una missione diplomatica guidata da Wilhelm von Mirbach. La Germania aveva finanziato il rientro di Lenin in Russia dall’esilio in Svizzera e l’Ambasciatore von Mirbach continuava a finanziarlo procurandosi l’inimicizia degli altri gruppi rivoluzionari in competizione con i bolscevichi. Egli cercò inoltre di stabilire un contatto con lo Zar, allora tenuto in prigionia. Ed è qui che il racconto si tinge di noir. Il 6 luglio 1918, due uomini — tra cui il rivoluzionario Blumkin — si presentarono a Villa Berg come agenti della CEKA (la nonna del KGB) chiedendo dell’Ambasciatore. Furono ricevuti e, nella sontuosa “Sala Rossa” tra velluti e stucchi, si consumò la tragedia a colpi di pistola. Von Mirbach morì sul colpo, i due assassini fuggirono, e persino Lenin in persona dovette correre a Villa Berg per accertarsi dell’accaduto e cercare di salvare il salvabile nelle relazioni con la Germania. Com’è e come non è, dieci giorni dopo i rivoluzionari fucilarono anche lo Zar con tutta la sua famiglia…
Chiusa la parentesi tedesca, la villa fu assegnata all’Internazionale Comunista, il leggendario Comintern, che vi collocò il suo Comitato Esecutivo. Villa Berg divenne quindi per un paio di anni uno dei centri della rivoluzione mondiale ed ospitava nelle sue stanze i più celebri leader del comunismo internazionale. Qui avevano il proprio ufficio Leon Trotskij e Grigorij Zinovev, Angelica Balabanoff e Nikolaj Bucharin, Antonio Gramsci ed Amadeo Bordiga, Umberto Terracinie l’americano John Reed. Reed è l’autore de “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” da cui è stato tratto il celebre film hollywoodiano “Reds” del 1981 con Warren Beatty e Diane Keaton.
Il palazzo tornò alla diplomazia tradizionale nel 1924, quando l’Italia riconobbe l’Unione Sovietica e vi fu collocata l’Ambasciata. Nonostante il regime sovietico, per molti anni Villa Berg divenne uno dei salotti più ambiti di Mosca. Qui Michail Bulgakov incontrò la sua seconda moglie Ljubov Belozerskaja, il modello di Margherita nel suo celebre romanzo “Il Maestro e Margherita”. Considerata una delle storie d’amore più belle della letteratura mondiale, la trama si svolge, non a caso, nel quartiere della vecchia Arbat nei pressi dell’Ambasciata. A Villa Berg Bulgakov incontrò negli anni ’20 anche Curzio Malaparte, che secondo alcuni fu il modello per un altro personaggio del romanzo: il luciferino Sig. Woland.
Nel dopoguerra l’Ambasciata ha lentamente ripreso la sua funzione e nemmeno la Guerra Fredda è riuscita a spegnere il su fascino, anzi. Nel febbraio 1960 villa Berg ospitò un grande ricevimento in occasione della storica visita di Giovanni Gronchi in Unione Sovietica, il primo capo di Stato di un Paese del blocco occidentale a recarsi a Mosca. Gronchi era accompagnato dal Ministro degli Esteri Pella e da un’importante delegazione di grandi industriali come Enrico Mattei (Eni) e Vittorio Valletta (FIAT). Al pranzo ufficiale ci fu un acceso dibattito tra il leader Sovietico del tempo, Nikita Krushov, ed il Presidente della Repubblica che solo l’esperienza dei nostri diplomatici seppe riportare nei binari della correttezza protocollare.
Villa Berg toccò forse l’apice del glamour nel 1963, quando Federico Fellini vinse il Gran Premio del Festival di Mosca con il suo capolavoro 8½. Il ricevimento organizzato per festeggiare la vittoria divenne leggendario per l’atmosfera di scambio culturale tra l’élite artistica sovietica e quella italiana. Alla serata parteciparono anche Giulietta Masina, Marcello Mastroianni e Angelo Rizzoli. Gli annali dell’Ambasciata ricordano la grande folla di persone accorse per salutare gli attori al loro ingresso nella sede diplomatica. Tra le altre stelle del cinema italiano che passarono per Villa Berg negli anni ’60 vi sono: Alberto Sordi, Gina Lollobrigida , Sophia Loren ed i registi Vittorio De Sica e Michelangelo Antonioni. Vi transitarono inoltre anche scrittori ed artisti come: Alberto Moravia ed Elsa Morante, Italo Calvino e Renato Guttuso.
Tutto questo non ha naturalmente fatto venir meno la funzione propriamente diplomatica e la galleria dei grandi Ambasciatori del passato mette oggettivamente in soggezione i giovani colleghi: Pietro Quaroni, Manlio Brosio, Sergio Romano, Ferdinando Salleo, Emanuele Scammacca del Murgo e dell’Agnone…
Villa Berg non è quindi solo un edificio, ma la scena di moltissimi avvenimenti ed un luogo dove la Storia ti parla, ti ricorda dell’orgoglio di essere italiani, ma ti invita anche all’umiltà ed all’impegno.
Nicoletta Pollice Beltrame

Laureata in Economia e Commercio a Roma ha seguito il marito Stefano in Kuwait, Germania, Iran, Stati Uniti Cina e Austria. Appassionata di viaggi esprime le sue emozioni attraverso la sua grande passione, la fotografia. Già membro del Consiglio Direttivo, è tornata a farvi parte non appena rientrata da Vienna. Eletta presidente ACDMAE ha assunto l’incarico a giugno 2025 per poi affidarlo nelle mani della vicepresidente, Federica Bartolini Giungi e seguire il marito, attuale Ambasciatore d’Italia a Mosca. Arriva dalla Capitale russa la storia che ci ha regalato.








