“Bernini e i Barberini”, il legame che rivoluzionò la storia dell’arte

di Stefania Bertoni Sperduti

Il percorso di un artista che fu al servizio del potere papale e artefice, con il suo committente, della rivoluzione barocca. Giustamente annunciata come l’evento imperdibile dell’anno, la mostra “Bernini e i Barberini”, fino al 14 giugno nell’omonimo Palazzo dell’influente famiglia principesca romana, ci trasporta nella nascita del Barocco attraverso uno sguardo inedito sul legame speciale che unì il giovane Bernini e il suo mecenate, Maffeo Barberini, divenuto Pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.

L’anniversario dei 400 anni della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626) con, al suo interno, ilBaldacchino, capolavoro assoluto del Barocco realizzato dal Bernini con il contributo di Borromini, è l’occasione per riaccendere i riflettori sull’attività di un Maestro la cui opera appare indissolubilmente a Roma e al suo primo e decisivo committente.

Cresciuto nella bottega del padre Pietro, a sua volta grande scultore, e salutato come enfant prodige, Bernini riceve appena venticinquenne la prestigiosa committenza dal Papa per edificare il Baldacchino della Basilica di San Pietro, con le sue immense colonne di bronzo.  Un cantiere che è al centro della seconda sala della mostra dove è possibile ripercorrere le fasi salienti del lavoro con gli schizzi, i bozzetti e i calcoli fatti per arrivare alla fusione delle preziose colonne in bronzo. Un’opera immensa cui, a dispetto della rivalità, collaborò anche Borromini, che assistette Bernini nelle fasi di ideazione architetturale. Tra gli aneddoti smontati dagli studiosi e curatori della mostra – Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi – c’è anche quello della leggendaria spoliazione del Pantheon per recuperare il bronzo da fondere nelle colonne. Una storia ufficialmente smentita, perché Urbano VIII utilizzò quel bronzo per costruirvi più pragmaticamente dei cannoni…

Il tratto caratterizzante della mostra, tuttavia, è quello di accendere i riflettori sull’opera del Maestro indagando come quest’ultima sia stata il frutto di un sodalizio straordinario, ovvero di un rapporto quasi filiale fra il futuro Papa e il giovane artista. Un legame basato sull’equilibrio fra il potere papale e la responsabilità di fondare la nuova città Barocca. La Roma di Bernini e Urbano VIII diventa così uno stupendo progetto di città controriformata che col Barocco deve mostrare al pellegrino, in tutta la sua maestosità, lo splendore di Chiese, decori e monumenti così preziosi ed imponenti da impressionare e lasciare sbalorditi.  Dopo la Riforma di Lutero, fu questa infatti la risposta della Chiesa Cattolica che, anche attraverso il Barocco, riafferma il Dogma e la sua potenza contrapponendosi alla sobrietà luterana. Un linguaggio nuovo e spettacolare che, grazie al Bernini e agli altri artisti del tempo, s’impone a Roma modificandone l’aspetto con i nuovi volumi, cupole e spazi teatrali.

Da segnalare anche la V sezione della mostra dove sono presenti numerosissimi busti, mai riuniti prima d’ora: marmi che diventano carne, ritratti viventi che pare respirino. Non solo i busti di Urbano VIII, ma anche quelli dei protagonisti della stagione barocca che stava esplodendo in città. Dalle stoffe ai bottoni finanche le loro asole, oltre ai dettagli dei volti e le rughe di espressione. La raffinatezza estrema di queste sculture non può che lasciare il visitatore stupefatto. Il preludio alle due statue-simbolo della visione estetica del Bernini dei Santi in Estasi. In primis la statua del San Sebastiano la cui immagine, non a caso, appare sulla locandina della mostra che tappezza i muri di Roma. E il martirio di San Lorenzo, rappresentato sulla graticola in una posa così vivida da far pensare che l’artista si procurò volontariamente delle ustioni sulla gamba prima di mettersi all’opera.

La mostra-evento della Capitale ci ricorda infine che il Bernini ha lasciato la sua immensa eredità in tutta la città. Ed fruibile tutto l’anno, in certi casi senza dover far code né biglietti: alla Galleria Borghese dove sono presenti i famosi gruppi scultorei di Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina, Davide ed Enea, Anchise e Ascanio. Ovviamente a San Pietro e nella Basilica ma anche, solo per citare alcuni monumenti pubblici, a Piazza Navona, sede della celeberrima Fontana dei Quattro Fiumi, e a Piazza Barberini, dove troneggia la Fontana del Tritone. Un invito ad approfittare della mostra per riscoprire la Roma barocca in tutto il suo splendore.

Stefania Bertoni Sperduti

Nata e cresciuta a Roma, ha studiato per quattro anni in una scuola di formazione psicoanalitica prima di sposarsi e trasferirsi in varie sedi con il marito e le due figlie. Appassionata di storia dell’arte e sempre curiosa di visitare nuovi musei, ha lavorato per tre anni come volontaria nella Delegazione FAI di Roma. Rientrata a Roma da Addis Abeba, dove il marito ha prestato servizio come Ambasciatore italiano presso l’Unione Africana, è tornata nel Direttivo ACDMAE in veste di consigliera responsabile per i programmi di Insieme a Roma

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