All’origine del Giubileo, tra speranza e urgenza di rinnovamento

di Stefania Bertoni Sperduti

Il 22 febbraio 1300 Bonifacio VIII, su un cavallo bianco, alla testa di un corteo di canonici e servitù, faceva il suo ingresso solenne nella città dei Papi, Anagni. Promulgò allora la Bolla Papale Antiquorum Habet Fida Relatio per proclamare il primo anno giubilare due anni dopo, nel 1302. Nasceva così un evento di enorme portata spirituale nel mondo cristiano: il Giubileo o Anno Santo perché il Papa concedeva ai fedeli di ricevere, nel corso dell’anno, l’indulgenza plenaria. Coloro che, pentiti, avessero intrapreso il santo pellegrinaggio a Roma, e si fossero recati a pregare sui luoghi delle sante reliquie o nelle Basiliche avrebbero avuto la cancellazione dei loro peccati.

La parola Giubileo, dal latino iobeleus, affonda tuttavia le sue radici nell’ebraico yôbēl il corno di montone dell’Antico Testamento che annunciava il periodo della di remissione dei debiti, l’anno in cui si lasciava riposare la terra, si liberavano gli schiavi e si intraprendeva un cammino di penitenza.

E’ Bonifacio, molto dopo, a recuperare “quel richiamo antico che proviene dalla parola di dio” introducendo le regole che tutt’oggi codificano il Giubileo cristiano dei pellegrini: il pentimento, le Basiliche Giubilari da visitare e le Porte Sante da attraversare per giungere al perdono e all’indulgenza.

Con questa bolla si ribadiva l’unicità della Chiesa e della Fede cristiana in Dio: l’essere umano si può salvare ma solo in Dio e solo se sottomesso al Papa.

Lo stesso grandioso gesto dell’apertura della Porta, compiuto dal Pontefice che batte tre volte sulla porta santa col martelletto, dimostra come spalancandola si apra la possibilità per il credente di uscire dallo stato di peccato. È un rito pieno di significati simbolici: pellegrinaggio, attraversamento della Porta per giungere a Dio, pentimento e perdono.

Attraversare la Porta Santa delle quattro Basiliche papali – Santa Maria Maggiore, San Pietro, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni – rappresenta esattamente il passaggio dallo stato di peccato ad uno stato di speranza perché si entra nella misericordia divina.

La nota espressione ‘fare il giro delle Sette Chiese’, nel sentire comune, può richiamare erroneamente alle visite delle Chiese del Giubileo. Fare il giro delle Sette Chiese è richiesto per avere la remissione dei peccati? No!  In effetti, questo modo di dire così romano si riferisce alla tradizione introdotta ben più tardi, da San Filippo Neri, nel XVI secolo. I pellegrini potevano, sia nel Medioevo che in tempi recenti, come atto di devozione e ad integrazione delle visite alle quattro Basiliche che hanno le porte, visitare altre tre Chiese: San Lorenzo fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme, che conserva le reliquie della Croce e dei chiodi portati nella tradizione a Roma da Sant’Elena, e la Basica di San Sebastiano fuori le Mura.

Il percorso, molto suggestivo e della lunghezza di venti chilometri circa, portava i fedeli ad attraversare luoghi di fede e di bellezza della città tanto che ancora oggi alcune parrocchie organizzano questo percorso e lo propongono ai fedeli, magari pianificandolo su più giorni. Il significato popolare, che allude ad una perdita di tempo o ad un vagare inutile per Roma, ha quindi un’accezione completamente errata.

Il Giubileo inizialmente era proclamato dal Papa ogni cento anni, poi modificato con la cadenza di 25 anni, come evento ordinario. I Papi hanno poi proclamato vari Giubilei straordinari, a partire dal XVI secolo, indicendoli in momenti difficili per la Chiesa o a inizio pontificato e dando alla Bolla papale un significato di volta in volta differente: il 2033, per esempio, sara’ l’anno del giubileo della redenzione per i 2000 anni dalla nascita di Cristo.

Ieri come oggi, il Giubileo rappresentava un appuntamento grandioso, con un enorme spostamento di persone, non a caso definito un evento spirituale di massa.  Roma diventava così per 365 giorni il vero centro del mondo: moltitudini di pellegrini si mettevano in viaggio per lunghi mesi abbandonando i loro affari, non sapendo se la malattia o la morte li avrebbero colti durante il lungo viaggio e venivano ospitati in ospizi, caravanserragli e ricoveri di varia natura predisposti dai monasteri che sorgevano nei pressi delle Basiliche. Uno di questi alloggi, ancora visibile, sorge presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Il luogo, chiuso in un convento, per la sua prossimità al Tevere accoglieva i pellegrini arrivati via mare e poi via fiume. Un altro antico luogo ancora visitabile, che fungeva da Ospedale, si trova a Trastevere nella Chiesa di Santa Maria in Cappella.

Ma com’era la città di Roma nel 1300 quando Papa Bonifacio istituì il Giubileo?  Cosa trovavano i pellegrini arrivando qui? Ce lo descrive molto bene Dante nel Canto XVIII dell’Inferno dove ci parla del ponte oggi chiamato Sant’Angelo, dove la folla si muoveva in due flussi opposti, quelli che andavano verso san Pietro e gli altri che tornando andavano verso il Monte Giordano. Non solo Dante ma altri personaggi famosi a quei tempi, come Giotto, Cimabue, Carlo di Valois e la moglie Caterina, parteciparono al primo Giubileo. Giotto dipinse con Cimabue la Loggia delle Benedizioni. L’illustrazione del nostro articolo mostra il solo frammento a noi giunto custodito in San Giovanni che mostra Bonifacio benedicente.

I pellegrini (detti romei, viaggiatori) percorrevano l’ultimo tratto della via Francigena entrando a piedi nella capitale; solo i più ricchi arrivavano con cavalli, famiglie e bagagli mentre altri arrivavano via mare, usando poi delle piccole imbarcazioni  per risalire il Tevere  fino al porto fluviale della Ripa Romea, a Porta Portese. Le folle di fedeli si incamminavano poi verso San Pietro recitando salmi e pregando percorrendo una città suggestiva, cinta da mura e con boschi e rovine imponenti al suo interno, ma fortemente spopolata da peste, saccheggi e invasioni varie a partire dal primo secolo e che iniziò a riempirsi proprio per l’affluenza dei pellegrini, tantissimi per un’epoca di carestie e pestilenze.

Con la bolla Spes non Confundit (La Speranza non Delude) il 2025 è stato consacrato Anno Santo della Speranza dal compianto Papa Francesco.

Evento rarissimo (accaduto solo una volta, nel 1700 con Papa Innocenzo XII), il Santo Padre è venuto a mancare proprio durante il Giubileo.L’afflusso di pellegrini e turisti, già sostenuto, si è così triplicato per il funerale e, poi, nei giorni del Conclave, e con la nomina e la consacrazione del nuovo Pontefice, Leone XIV, un papa americano, in cui sono riposte le nostre speranze di pace nel mondo. Che sia questa la Spesinvocata da Papa Bergoglio nelle sue preghiere per la remissione dei peccati di coloro che hanno fede?

Stefania Bertoni Sperduti

Nata e cresciuta a Roma, ha studiato per quattro anni in una scuola di formazione psicoanalitica prima di sposarsi e trasferirsi in varie sedi con il marito e le due figlie. Appassionata di storia dell’arte e sempre curiosa di visitare nuovi musei, ha lavorato per tre anni come volontaria nella Delegazione FAI di Roma. Rientrata a Roma da Addis Abeba, dove il marito ha prestato servizio come Ambasciatore italiano presso l’Unione Africana, è tornata membro del Direttivo ACDMAE in veste di consigliera.

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