di Stefania Bertoni Sperduti
Tra le mostre più interessanti organizzate a Roma in questo inizio d’anno, spicca quella recentemente conclusa a Palazzo Braschi, dedicata all’evoluzione del verde urbano nella Capitale. Un percorso ampio e ben documentato, arricchito da circa 190 opere – tra riproduzioni fotografiche e dipinti – che ripercorre la trasformazione della città: dai giardini privati e artistici dell’antichità fino alla nascita, tra Otto e Novecento, del concetto moderno di verde pubblico.
Già nell’antica Roma, le ville costituivano veri e propri capolavori paesaggistici, impreziositi da statue, fontane, pergolati e ninfei. Spazi concepiti per il piacere e l’otium, che contribuivano a definire un paesaggio urbano e suburbano di straordinaria ricchezza estetica e monumentale.
Nel corso dei secoli, tuttavia, gran parte di questo patrimonio è andata perduto. Saccheggi, spoliazioni, epidemie e, soprattutto, le profonde trasformazioni urbanistiche successive all’Unità d’Italia hanno modificato radicalmente il volto della città. Con Roma divenuta Capitale, intere aree verdi furono sacrificate per far spazio ai nuovi interventi urbanistici promossi dai Savoia. Anche per questa ragione uno degli elementi più qualificanti della mostra è stata la ricostruzione cartografica delle ville e dei giardini, realizzata con grande accuratezza attraverso fonti documentarie. La mappa evidenzia, tra l’altro, i giardini scomparsi — come quelli dell’area Ludovisi — e ville ormai perdute. Tra queste Villa Capizzucchi, situata fuori Porta Pia, interessata dai bombardamenti che portarono all’apertura della Breccia di Porta Pia e demolita alla fine dell’Ottocento, per far spazio al nuovo quartiere Principe di Napoli.
Analoga sorte toccò a Villa Montalto Peretti, voluta da papa Sisto V e progettata da Domenico Fontana. Estesa su tre colli — Viminale, Quirinale ed Esquilino — la villa fu progressivamente smembrata fino a scomparire quasi del tutto con la costruzione della Stazione Termini nel 1860. Oggi ne resta solo una traccia nella Fontana del Prigione, alimentata dall’Acquedotto Felice.
Nonostante queste perdite, Roma conserva ancora alcune tra le più importanti ville storiche, come Villa Borghese, Villa Doria Pamphilj, Villa Ada e Villa Sciarra, oltre ai Giardini Vaticani. Alcune sono pienamente accessibili al pubblico, mentre altre restano parzialmente chiuse.
Un elemento distintivo del paesaggio romano è rappresentato dai pini, divenuti simbolo della città anche grazie alla celebre composizione sinfonica di Ottorino Respighi. Oggi questi alberi sono al centro di un acceso dibattito tra l’attuale amministrazione capitolina e le associazioni ambientaliste: fragili per via delle loro radici superficiali, risultano vulnerabili al vento e soggetti a malattie nonostante la loro ampia diffusione, soprattutto nel Novecento.
Nell’antichità, invece, era molto presente il cipresso, caratterizzato da una radice più profonda e stabile. Il fatto di essere piantato ricorrentemente vicino ai luoghi di sepoltura ne ha tuttavia limitato la diffusione nel contesto urbano. Con i pini e i cipressi, ad abbellire il paesaggio romano, anche gelsi — utilizzati per l’allevamento dei bachi da seta — poderose querce, lecci e cedri del Libano. Una varietà di arbusti che, nei secoli, ha confermato la Capitale non solo come città di straordinario valore storico e artistico, ma anche come un sistema complesso di spazi verdi che arricchiscono il paesaggio urbano. Una vera e propria “corona di delizie” che, nonostante le criticità contemporanee della metropoli, continua a rappresentare un patrimonio unico.
Stefania Bertoni Sperduti

Nata e cresciuta a Roma, ha studiato per quattro anni in una scuola di formazione psicoanalitica prima di sposarsi e trasferirsi in varie sedi con il marito e le due figlie. Appassionata di storia dell’arte e sempre curiosa di visitare nuovi musei, ha lavorato per tre anni come volontaria nella Delegazione FAI di Roma. Rientrata a Roma da Addis Abeba, dove il marito ha prestato servizio come Ambasciatore italiano presso l’Unione Africana, è tornata nel Direttivo ACDMAE in veste di consigliera responsabile per i programmi di Insieme a Roma




