Un’altra stagione nel segno dei grandi Maestri. Con Ryoko nel cuore

di Giacomo Mura

Volge al termine un’altra stagione dell’ormai noto e amato Programma C, dedicato all’inesauribile tradizione musicale italiana ed europea.

Mantenendo la filosofia delle proprie radici, ogni stagione del Programma C spazia tra i più disparati argomenti musicali culturalmente rilevanti per il nostro presente e per la vita concertistica di stagioni sinfoniche e d’opera. Il ciclo di quest’anno non ha fatto naturalmente eccezione dando un occhio di riguardo alla musica italiana, naturalmente, e a quella viennese, irrinunciabile.

Con questo spirito abbiamo cominciato con un grande e amatissimo classico, il veneziano Antonio Vivaldi, così tanto rappresentato nei programmi di musica barocca del nostro Paese. Autore notissimo e popolare, come abbiamo scoperto insieme è portatore di una natura musicale non banale, specchio dell’Italia del primo Settecento ed espressione dell’anima della Penisola. Le socie e i soci iscritti al Programma sono rimasti sorpresi dal toccare con mano la continuità che lega il celebre Ottocento operistico italiano con l’apparentemente diversissima musica strumentale di Vivaldi.

Gli incontri successivi ci hanno portato in viaggio per l’Europa tra Francia, Germania e persino la remota e inospitale Unione Sovietica, per scoprire e comprendere storie e mentalità artistiche di natura così diversa, ma complementare: dalla candida musica natalizia dell’Enfance du Christ di Berlioz, alle tenebrose profondità filosofiche e psicologiche del Romanticismo tedesco, fino ai rigori dittatoriali della censura sovietica, che tanto rese difficile la vita ai grandi della musica che l’abitavano, schiacciandone la libertà nel tentativo di piegare le loro creazioni a fini politici.

Il tutto naturalmente per tornare in Italia con il Don Carlo di Verdi, maestro indiscusso che qui sorprende per i suoi toni tenebrosi e la volontà di conquistare Parigi, con un lavoro che mira a fondere il gusto italiano con il francese.

Particolarmente cari sono stati i temi incentrati sugli estremi della creatività umana e la fragilità della sua esistenza, con l’avventura tra i frutti del genio di giovanissimi compositori preadolescenti accanto a quelli delle teste canute di artisti ormai ben oltre l’estrema vecchiaia, armati di decenni di esperienza e di una visione della vita talvolta crepuscolare, talvolta animata da una sorprendente vitalità. Tuttavia, l’evento-incontro che in questa stagione ha radunato tutti noi con la più calda commozione è stato quello su Schubert, l’autore tanto romantico quanto meravigliosamente viennese che era così caro alla nostra scomparsa Ryoko, dedicataria dell’incontro sul suo autore del cuore.

Abbiamo ancora una volta ricordato l’amatissima amica perduta e co-fondatrice del Programma C proprio come avrebbe voluto lei: non più come l’anno scorso, in cui distrutti dal dolore le dedicammo un incontro dai toni forti e funerei, ma con quel bel sorriso caldo, seducente e venato di quella nostalgica tristezza così tipico della sublime musica di Schubert.

Giacomo Mura

Nato nel 1992, comincia lo studio del violino all’età di 8 anni alla scuola Civica di Milano.
Nel 2011 ottiene il diploma di violino presso il Conservatorio di Musica di Como, dove nel 2013 consegue la laurea di secondo livello (master of music).
Da più di due anni è impegnato nel diffondere una profonda conoscenza della musica classica, insegnandone la storia e come raggiungere un ascolto consapevole e ricco. Negli ultimi anni ha tenuto eventi e conferenze in collaborazione con numerose istituzioni quali l’Ambasciata di Italia a Vienna, la University of St.Thomas in Minnesota, l’University of Colorado e la Temple University di Philadelphia.

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