“Meduse” che sfiorano l’anima: Michela Panichi conquista il Campiello Giovani

di Lavinia Coppola De Nicolo

Cosa si prova a coltivare un sogno fin da bambina, a cercare di realizzarlo negli anni, con tanto lavoro e passione e, finalmente, a imboccare la strada giusta, in piano, diretta, per renderlo realtà? Ce lo racconta Michela Panichi, la ventenne vincitrice del Premio Campiello Giovani 2020 che, con il suo racconto “Meduse”,  ha sbaragliato ben 250 concorrenti nelle preselezioni di due comitati tecnici, ed è stata giudicata, una volta in finale con altri quattro giovani scrittori, la più meritevole dalla Giuria dei Letterati.

“Meduse” è un racconto di formazione: la storia di Tommaso, di suo fratello Bruno e della loro mamma, delle scelte che la vita ci pone davanti, della necessità di accettare, di accettarsi, di andare avanti e, in definitiva, di crescere, è resa con una scrittura fresca, diretta e gradevolissima, ma con una narrazione già matura, da scrittore consumato, che tratteggia i personaggi in modo da farne cogliere tutte le sfaccettature, che descrive luoghi e situazioni ora come quasi sognati, ideali, ora come crudi, reali, effettivi, che ti mettono di fronte alla realtà, senza più  i filtri dell’infanzia e dell’inconsapevolezza.

Michela, nello scrivere questo racconto, ha voluto anche rendere omaggio ad Alberto Moravia e, soprattutto, ad Elsa Morante, due autori che, insieme ad Italo Calvino, sono fra quelli che ama di più e che più hanno influenzato il suo approccio alla scrittura. “Leggere per uno scrittore è fondamentale: io ho letto tanto e mi piacciono in particolare gli autori del novecento, e da tutti – ci confida – ho imparato qualcosa, quel qualcosa che mi ha aiutato a creare il mio stile, a inventare le mie storie e a strutturare i miei personaggi”.

Anche se non ci sono nel racconto delle situazioni di vissuto effettivo, le atmosfere, i ricordi, le sensazioni si rifanno alle sue esperienze di bambina, alle sue vacanze, ad Ischia, l’isola del cuore, di cui ha voluto cogliere le atmosfere e le suggestioni invernali, scattando anche delle foto da tenere accanto al computer nelle lunghe serate solitarie in cui si dedicava alla scrittura, che le sono state di ispirazione perché la sua rappresentazione fosse il più veritiera possibile. Michela ha sempre scritto, fin da piccolissima, lavorando su storie, personaggi, descrizioni, pian piano creandosi un suo stile personale e partecipando (vincendo!) a diversi concorsi letterari scolastici. La svolta però c’è stata quando si è resa conto che seguire un corso  di scrittura creativa l’avrebbe aiutata nel suo percorso: lì ha imparato, ci dice, “a costruire la storia, ad organizzare i personaggi, a farli crescere, a strutturare il racconto. Il talento e la creatività sono fondamentali, ma è necessario che vengano incanalati, altrimenti si rischia che tutto quello che si vuole esprimere venga fuori in maniera confusa: la tecnica è imprescindibile per la buona riuscita di un’opera letteraria”.

La formazione di Michela – Liceo Classico e Facoltà di Lettere Moderne, coltivando sempre la passione per la lettura e la scrittura – sembra volerla destinare a un avvenire nel campo della letteratura. Viene a sapere, quasi per caso, del Campiello Giovani, leggendo su un periodico letterario (L’Elzeviro) il racconto vincitore dell’edizione 2015 e decide di tentare questa non facile avventura. La selezione dei racconti dei giovani è sostanzialmente differente da quella degli adulti: mentre per questi ultimi una Giuria di Letterati estrapola i finalisti fra i quali la giuria popolare sceglie il vincitore, i racconti dei ragazzi (quest’anno più di 250) vengono “scremati” in due fasi da una commissione tecnica che stabilisce quali saranno i cinque racconti che, in finale, saranno oggetto della scelta della Giuria dei Letterati. Quest’anno la Giuria, presieduta dal giornalista Paolo Mieli, era composta, fra gli altri, da personaggi del calibro di Roberto Vecchioni e del compianto Philippe Daverio, dalla direttrice di Rai Cultura, Silvia Calandrelli, oltre che da critici e docenti universitari in materie letterarie.

E’ rimasta stupita della qualità dei racconti e della scrittura degli altri finalisti, tanto che non avrebbe mai creduto di poter vincere: “Non avevo neanche prestato attenzione alle istruzioni su come comportarsi in caso di vittoria – racconta Michela – e quando ho sentito il mio nome sono semplicemente rimasta impietrita, perché davvero non avevo la benché minima idea di quello che avrei dovuto fare. Non so nemmeno come, ma mi sono ritrovata sul palco, e devo aver detto qualcosa di senso compiuto, perché tutti mi hanno giurato che è andata benissimo, ma io non ricordo niente, né ho voluto rivedere il video della premiazione!”.

Dopo la cerimonia, con l’emozione ancora da smaltire e gli esami universitari da passare, Michela non ha scritto moltissimo, ma sta gettando le basi per il suo primo romanzo, creando i personaggi e la struttura della storia. Vorrebbe portarlo a termine in un anno e mezzo circa perché  “prima o poi la fama del Campiello finirà, quindi è fondamentale riuscire a cavalcare l’onda il più possibile. Quest’esperienza – aggiunge – è stata per me importantissima anche per entrare nell’ambiente, annusare l’aria, farsi conoscere dagli editori, e con “Meduse” la possibilità di farsi apprezzare c’è: sono molto fiera di questo racconto perché la mia scrittura, introspettiva e psicologica, con l’aiuto della tecnica acquisita in questi anni, risulta molto misurata, e questa sinergia ha fatto sì che il racconto fosse equilibrato e ben strutturato”.

Cosa vede Michela Panichi nel suo futuro? Si continuerà ad immaginare alla scrivania, rigorosamente di sera e rigorosamente nel silenzio più totale, a dar sfogo alla sua vena creativa? “Mi piacerebbe frequentare un master in editoria. Lettura e scrittura sono le cose che amo di più e mi piacerebbe farne un lavoro: lavorare in una casa editrice e, contemporaneamente, dedicarmi alla scrittura sarebbe il coronamento di un sogno”.

E se la vita, come dovrebbe essere, premia il talento, l’impegno e l’entusiasmo, il sogno di Michela è lì, a due passi dall’esser realizzato.

Per leggere il racconto di Michela Panichi, “Meduse”, cliccare qui.

Lavinia Coppola De Nicolo

Dottore commercialista e revisore contabile, lascia Napoli e la professione per seguire il marito funzionario diplomatico in giro per il mondo. Mamma di due ragazze, appassionata di sport (equitazione in particolare), di musica, di cinema, di arti figurative e accanita lettrice, dal 2017 è membro del Direttivo ed è stata riconfermata in un secondo mandato nella carica di tesoriere.

3 Commenti
    1. Grazie Lavinia, per quest’articolo che rispecchia la freschezza della nuova scrittrice. Un grande applauso a Michela Panichi per la sua ricchezza narrativa.

  1. grazie Lavinia sono felice che si parli della esperienza capitata a Michela perchè spero sia di insegnamento e sprone per tanti giovani.
    Mi auguro che li aiuti credere nelle loro capacità e li spinga a tentare questo come altri concorsi, non bisogna mai smettere di sognare e di inseguire i propri sogni, la vita può riservare magiche sorprese. Un abbraccio forte ancor più forte nella distanza

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