L’Architettura olfattiva: progettare e arredare con i profumi

di Fabiana De Vincenzi

Se ci chiedessero quale dei cinque sensi gode di maggiore considerazione nella società contemporanea la maggior parte di noi sceglierebbe la vista. L’immagine, anche nel senso di apparenza, è oggi altamente (sopra)valutata a discapito di tutto il resto della capacità percettiva che viene presa in considerazione assai di rado, e quando ciò si verifica si tratta sempre di un’esperienza speciale, esclusiva.

Pensiamo ad un ristorante, che quando aspira al coinvolgimento polisensoriale del cliente viene definito “ricercato”, come se per fare un’esperienza di gusto più completa dovessimo intenzionalmente andare a cercarla. Anche un’esperienza di tatto, come un massaggio, è sempre un momento speciale, durante il quale chiudiamo gli occhi per concentrarci sulle sensazioni, abituati come siamo a farci prendere da ciò che vediamo. E se per deliziare il nostro udito mettiamo della musica (o, a volte, i tappi per le orecchie perché anche il silenzio può diventare una delizia rara), dell’olfatto ci ricordiamo solo al mattino, in quel secondo che ci occorre per vaporizzare il nostro profumo personale. Eppure quando un odore ci investe abbiamo sempre una reazione. Istantaneamente, quasi senza accorgercene, storciamo il naso o distendiamo il viso. Non si fa mettere da parte l’olfatto, che sia una persona affascinante o un salotto importante, in presenza di un odore sgradito vorremmo solo fuggire, all’opposto restare più a lungo possibile.

Su quest’ultima considerazione alcuni professionisti hanno fondato le basi della propria attività in un ambito che viene definito globalmente “Architettura Olfattiva” ma che vede coesistere al suo interno metodologie e applicazioni anche molto diverse. L’approccio più semplice si basa sui principi dell’aromaterapia ovvero la pratica, non riconosciuta dalla medicina ufficiale, di curare disturbi o favorire stati d’animo mediante le proprietà terapeutiche degli odori. Così in camera da letto verrà utilizzata la menta al risveglio e l’ylang ylang per addormentarsi, mentre in cucina sarà limone al mattino e zenzero la sera. Un certo grado di personalizzazione è ovviamente consentito in base ai gusti del cliente. Tale approccio, confesso, mi lascia perplessa quando applicato alla progettazione di residenze private. Se Proust avesse sentito profumo di gelsomino mentre assaporava la madeleine, quel ricordo avrebbe avuto la stessa potenza? In una casa privata dovrebbe esserci spazio per gli odori della vita reale che saranno parte integrante delle emozioni e delle sensazioni che legheremo ai ricordi. Potrebbe essere invece interessante esplorare le potenzialità di questo tipo di progettazione per luoghi semi-pubblici come alberghi o aziende che potrebbero fare di un determinato profumo una strategia di marketing o un proprio segno distintivo, al pari di un marchio.

Ritornando agli ambienti di casa trovo più convincente l’approccio di chi, per stimolare beneficamente l’olfatto, sceglie anzitutto dei materiali particolarmente indicati per mantenere gli ambienti sani, liberi da problemi di umidità che è l’obiettivo primario. A tale scopo si utilizzano materiali da costruzione che lasciano respirare la muratura, opportunamente protetta con isolante termico. Per gli interni la scelta dovrebbe andare su vetro, metallo o ceramica, igienici e totalmente privi di odore mentre per gli arredi si potrà optare per legni resinosi, naturalmente profumati, come il pino cembro o il cedro. Ulteriori possibilità sono anche offerte da nuove tecnologie in grado di produrre pitture e tessuti delicatamente profumati già in fase di produzione. Come valore aggiunto questi materiali purificano l’aria da inquinanti, virus e batteri incidendo attivamente sul nostro benessere oltre che sull’odore degli ambienti. In ultimo, ma non per ultimo, il verde da appartamento che, scelto opportunamente, svolge un ruolo altrettanto importante nell’assorbimento di anidride carbonica e nella neutralizzazione di sostanze organiche volatili (VOC). A questo punto avrà senso accendere una candela aromatica o vaporizzare un’essenza sui tessuti, perché risponderà ad un desiderio dettato dal momento che stiamo vivendo, e forse potrà capitarci di legare un ricordo a quel profumo, magari potente come quello proustiano.

Il mondo della percezione ha le sue regole – molte sono conosciute, altre ancora misteriose – perciò ben venga un approccio progettuale che presti particolare attenzione a tutti e cinque i sensi ma senza perdere d’occhio il sesto che, in architettura, è lo stato emotivo provocato dall’insieme.

Fabiana De Vincenzi

Dopo la laurea in Architettura a Napoli si trasferisce con il marito a Sarajevo dove collabora con lo studio Grupa Arh e tiene lezioni sull’architettura italiana all’Università di Banja Luka. A Vienna segue corsi di specializzazione in Building Science and Technology alla TU Wien e lavora come designer di arredi, luci e gioielli. Al rientro a Roma collabora con lo studio Bevivino & Partners per quattro anni. Dal 2016 lavora in proprio dedicandosi all’ambito residenziale. E’ iscritta all’Ordine degli Architetti di Roma dal 2013.

4 Commenti
  1. Che interessante tutto questo, Fabiana! Mi fai anche venire in mente aziende come Abercrombie, che del profumo sparso dalle boutique nelle strade hanno fatto un elemento di marketing sottile e di successo.

  2. Esatto!!! Il marketing olfattivo è ancora poco usato eppure potentissimo! Un’occasione per chi cerca nuove avventure!

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