Il “mondo nascosto” di Palazzo Amboage

Anna Sanfelice Visconti

Ognuno ha la sua Memory Lane, un viale dei ricordi che porta sempre con se’. In qualche fortunata occasione quei ricordi tornano a galla, arricchendo le conoscenze e l’immaginario di chi ha percorso viali diversi. Questo è successo in una tiepida serata di fine estate al Circolo degli Esteri, in occasione della presentazione del nuovo volume dell’Ambasciatore Gaetano Cortese su «Il Palazzo dei Marchesi di Amboage – L’Ambasciata d’Italia a Madrid», pubblicazione di pregio per la collana edita da Carlo Colombo dedicata alle nostre Ambasciate nel mondo.

Ricordando il 160mo anniversario delle relazioni diplomatiche italo-spagnole e l’antico Palácio, nel cuore del distretto madrileno di Salamanca, tante “memory lane” si sono incrociate e sono tornate a vivere nelle testimonianze di chi vi ha vissuto e di chi vi sta tuttora lavorando.

Quella dimora, ricca di Storia, ispirò anche uno dei capitoli del gustoso libro “Crespelle Gratinate – quarant’anni al seguito di un diplomatico” (Ed. Aracne, 2017) di Anna Sanfelice Visconti: una raccolta di spassosi aneddoti, incontri straordinari e memorie indelebili che colpisce per freschezza narrativa e capacità di tenere il lettore inchiodato alle pagine. Ve ne riproponiamo un “assaggio”, non a caso tratto dal capitolo sugli anni trascorsi a Madrid con il marito Leonardo, allora Ambasciatore italiano presso il Regno di Spagna e il Principato di Andorra.

Downstairs

“Basta scendere una rampa di scale e si entra in un mondo completamente diverso. Metà del seminterrato, imbiancata a calce, ospita gli alloggi del personale, che sfociano sulla lavanderia-stireria grande come un salone da ballo, sullo stenditoio altrettanto grande, sull’anti-cucina e la cucina. Il resto è una serie di depositi di mobili e arredi in disuso, uno con avanzi di servizi da tavola del Regno d’Italia insieme a quelli di dotazione corrente, un altro dove, spostando un vecchio scaffale, sono comparsi un busto in marmo di Mussolini e uno di Vittorio Emanuele III. Di fianco al magazzino dei piatti c’è una modernissima cantina climatizzata, vicino alla quale si apre l’imboccatura di un tunnel sotterraneo, buio e polveroso, che non si sa dove porti.

In questa sorta di mondo parallelo la mia paziente compagna di esplorazione è stata Bianca Maria Pozzi, incaricata delle dotazioni e degli inventari. Ricuperati e ripuliti alcuni bei tendaggi, rimesse in funzione un certo numero di lampade, di cattivo gusto ma utili, buttata via una certa quantità di ciarpame non inventariato, cosa quasi impossibile se lo fosse stato, la dottoressa Pozzi mi aveva spalleggiato con entusiasmo nell’idea di esporre in qualche modo alcuni pezzi degli antichi servizi di piatti, esempi rappresentativi del miglior made in Italy.

Anche a Roma l’idea era piaciuta; il successore di Leonardo a capo del Cerimoniale, Stefano Ronca, aveva subito pensato ad un museo della Diplomazia nel quale i piatti avrebbero trovato posto insieme a divise, documenti, macchine cifratrici, video  con episodi salienti della storia del servizio diplomatico. Si era riunito un piccolo comitato di esperti per studiarne il progetto, avrebbero potuto situarlo nelle palazzine di fronte al Ministero, vuote e inutilizzate da anni. . . Non c’erano i fondi.

Ho chiesto e ottenuto l’autorizzazione a portare in Italia alcuni esemplari di piatti, mezzelune da insalata, una zuppiera e tre o quattro bicchieri scompagnati con la corona reale. Insieme ad alcuni pezzi del servizio di gala di villa Madama, non più usati da quando ci si affida a ditte specializzate per il catering, sono in una vetrina al primo piano del Circolo del Ministero, con tanto di cartellino per indicare l’epoca di fabbricazione e la provenienza. Vengono tutti dalla Richard Ginori, alcuni dalla Manifattura Ceramiche di Laveno che non esiste più. Mio suocero Raimondo Visconti, l’amministratore delegato che aveva portato la società al suo massimo splendore, sarebbe stato contento.”

Anna Sanfelice Visconti

Napoletana, laureata in Giurisprudenza e Scienze Politiche a La Sapienza di Roma, iscritta all’ACDMAE di cui è stata a lungo Presidente, ha esercitato la professione di avvocato tra un trasferimento e l’altro del coniuge Leonardo Visconti di Modrone. Ha all’attivo diverse pubblicazioni sulle carte conservate nella casa di famiglia a Lauro, sulle consorti che hanno vissuto le turbolenze del Vicino e Medio Oriente, e sui propri ricordi di vita a fianco del marito. Questi ultimi hanno ispirato “Crespelle Gratinate. Quarant’anni al seguito di un diplomatico”(Aracne, 2017).

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