Smart working, fra spazio fisico e spazio mentale

di Fabiana De Vincenzi

E’ fra le espressioni che noi Italiani abbiamo scelto di non tradurre, forse perché in questo modo, molto accattivante, l’abbiamo subito associata a “lavoro da casa” e forse perché l’inglese ci ha fatto meglio “digerire” una contraddizione di fondo: lavoro e casa, due luoghi differenti per due tempi differenti, dove inizia uno finisce l’altro, il giorno e la notte.

Lavorare da casa in tempi ante-Covid significava essere in una qualche difficoltà organizzativa, economica oppure lavorare…un po’ per hobby, non tanto seriamente. Ora lo abbiamo fatto tutti e siamo finiti all’improvviso in un enorme calderone, dove tutto è confuso: a girare il sugo con la sinistra, e cliccare con la destra. Personalmente conosco bene questa situazione e sono certa che molti di voi l’hanno più volte sperimentata. Ebbene, quell’esperienza mi è tornata utile. A pandemia dichiarata ho individuato la stanza dove pensavo con più probabilità di riuscire a concentrarmi, quella con la porta che si chiude perché, sarà bello l’open space, ma quando devi lavorare tra chi riguarda i mondiali dell’80 e chi fa la ruota, rimpiangi la casa della nonna che aveva una porta anche fra il lavabo e la vasca da bagno. Poi un ripiano sottratto all’armadio, pile di libri come sostegni e voilà: con una scrivania in più in casa, ero pronta per lo smart working. Forse.

Trovare il nostro angolo in casa può essere stato difficile ma trovare il nostro spazio può esserlo di più. Non si può improvvisare, ci vuole un piano. Il mio, è stato far finta di niente, comportarsi come se l’emergenza non ci fosse, ho cercato di rispettare la mia giornata tipo, adattandola alla nuova situazione. Certo, le scuole sono a distanza, ora si avvicinano anche le vacanze…che si fa? I piccoli si gestiscono al 50% con il partner. I più grandi, se non sono già autonomi, è bene che lo diventino, d’altronde è a partire dalle elementari che i maestri ci ripetono che i bambini devono fare i compiti da soli. Un’ora a fine giornata basterà per mettere a fuoco i problemi riscontrati ed eventualmente comunicarlo agli insegnanti.

Dal punto di vista strettamente spaziale, se non avete una stanza dedicata e dovete, come me, improvvisare una postazione studio sappiate che vi occorreranno una profondità di 60 cm più lo spazio per la sedia, cioè almeno altri 60. Se invece state pensando di acquistare una di quelle scrivanie poco profonde che sembra possano entrare in qualunque stanza, per piccola che sia, fate attenzione…trattasi di scrittoio, ottimo per scrivere nel vecchio senso, a mano. Se utilizzato per lavorare al computer vi troverete con i gomiti sospesi nell’aria sottoponendo spalla e braccio a uno sforzo non da poco. Piuttosto, se abbiamo problemi di spazio, possiamo optare per una scrivania a ribalta oppure sfruttare lo spazio in altezza sollevando il pc e utilizzando portadocumenti verticali. Se lo smart working è richiesto per poco tempo, potreste anche acquistare un tavolo apribile. La spesa è contenuta e a fine emergenza potrà essere spostato in cantina e tornare utile per le tavolate natalizie! E se, nonostante gli sforzi, la vostra produttività è improvvisamente crollata, non ve ne crucciate: Isabel Allende sta seduta per otto ore, tutti i giorni, alla sua scrivania, ma non sempre scrive qualcosa. Anche questo è #smartworking!

 

 

Fabiana De Vincenzi

Dopo la laurea in Architettura a Napoli si trasferisce con il marito a Sarajevo dove collabora con lo studio Grupa Arh e tiene lezioni sull’architettura italiana all’Università di Banja Luka. A Vienna segue corsi di specializzazione in Building Science and Technology alla TU Wien e lavora come designer di arredi, luci e gioielli. Al rientro a Roma collabora con lo studio Bevivino & Partners per quattro anni. Dal 2016 lavora in proprio dedicandosi all’ambito residenziale. E’ iscritta all’Ordine degli Architetti di Roma dal 2013.

2 Commenti
  1. Grazie Fabiana per gli ottimi consigli e la buona dose di ottimismo. Ho trovato molto interessante la tua riflessione iniziale sul senso che davamo all’espressione “lavoro da casa”. Che gran pregiudizio!Speriamo che da ora in poi acquisti, e mantenga!, un valore nuovo.

    1. Grazie Eleonora per le belle parole. Io sono, da sempre, grande amante delle difficoltà, non per masochismo ma perchè credo che le situazioni difficili, come le città o le lingue (e chi più ne ha più ne metta) ci rendono migliori. Ora non resta che individuare cosa sia smart per noi, e lavorare per raggiungerlo 🙂

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