“Operazione Stella”: un diplomatico in veste di Bond

Anna Sanfelice Visconti

1943,  Alessandretta, Turchia, Paese neutrale. Periferia della guerra che infuria lontano, gli inglesi la definirebbero backwater. Atmosfera distesa, alla Graham Greene; sul lungomare convivono senza problemi, una accanto all’altra, le palazzine del Consolato italiano e di quello britannico. La terrazza dello stabilimento balneare di fronte è frequentata, piacevolmente, dal personale di entrambi, che però, come è ovvio, evita qualsiasi contatto.

Il console italiano si chiama Ignazio Sanfelice. Trentaquattro anni, il suo curriculum comprende  fino a quel momento esperienze a New York e ad Albany.  Dal porto di Alessandretta salpano regolarmente navi inglesi cariche di cromo,  necessario alla produzione bellica; stranamente però tre di esse, la Orion, la Kaituna e la Fernplant  esplodono ed affondano appena raggiunto il mare aperto, mentre una quarta, la Sicilian Prince, subisce danni ma viene recuperata.

Convinto che all’origine vi fossero incursioni di sommergibili tedeschi, il console inglese avrebbe invece dovuto cercare gli autori dei sabotaggi tra i suoi vicini. La cosiddetta Operazione Stella era stata ideata da Ignazio Sanfelice, ed aveva come protagonista  Luigi Ferraro, un tenente di complemento accreditato come suo collaboratore.  Ottimo nuotatore e galante dongiovanni,  Ferraro, molto popolare presso il gentil sesso, era sempre l’ultimo ad accomiatarsi dopo aver ballato tutta la sera. Doveva, infatti, aspettare le ore più avanzate della notte per cambiare lo smoking con la tuta da sommozzatore in una cabina dello stabilimento balneare, e a grandi bracciate trasportare l’ordigno da applicare alla chiglia delle navi inglesi ancorate in rada.  L’esplosione si sarebbe verificata nel momento in cui la nave, prendendo il largo, avrebbe raggiunto una certa velocità.

Armistizio dell’8 settembre. Gli antichi avversari sono ormai cobelligeranti;  il personale dei due consolati non deve più ignorarsi elegantemente quando si incontra. Anzi ci si comincia a frequentare. Ed è allora che il console inglese, incontrando quello italiano, può finalmente chiedergli come abbia potuto segnalare con tanta precisione, tra un whisky e l’altro, i movimenti delle loro navi ai sommergibili dell’Asse. Per tutta risposta Ignazio Sanfelice, sorridendo, si era limitato ad indicare le cabine della spiaggia da cui partiva l’incursore, dopo essere stato l’ultimo a lasciare la pista da ballo.

Un episodio minore,  che non poteva influire più di tanto sulle sorti della  guerra. Però se Ian Fleming lo avesse conosciuto, chissà, forse avrebbe scritto un ennesimo romanzo prendendo spunto dal galante sabotatore di navi britanniche, e dal console che aveva ideato e dato copertura alla sua missione. E che per l’Operazione Stella verrà decorato con una medaglia di bronzo al valor militare.

Anna Sanfelice Visconti

Napoletana, laureata in Giurisprudenza e Scienze Politiche all’Università di Roma la Sapienza, ha esercitato la professione di avvocato tra un trasferimento e l’altro del consorte Leonardo Visconti di Modrone. Ha all’attivo diverse pubblicazioni, frutto di ricerche sulle carte di famiglia, sulle consorti che hanno vissuto le turbolenze del Vicino e Medio Oriente, e sui propri ricordi di vita al seguito del marito. Tiene da alcuni mesi una rubrica settimanale sulla pagina Facebook della Pontificia Università Gregoriana, “Il giardino segreto”, luogo immaginario in cui fiorisce la bellezza nelle diverse forme, arte, musica, poesia. Iscritta all’ACDMAE quasi fin dagli inizi, ne è stata a lungo Presidente.

6 Commenti
  1. Compimenti per la solita brillante prosa alla quale vorrei aggiungere un personale aneddoto.
    Pochi sanno che la vicenda è stata soggetto per un film dal titolo MIZAR la cui prima che ritrova come protagonisti/accompagnatori Dawn Adams, allora principessa Massimo e il consorte, cugino del mio ex cognato Fabio.
    La storia mi riempì d’orgoglio ma la piece ebbe poco successo forse per la magrezza del protagonista mostrata ad un nipote incredulo.

  2. Complimenti per l’articolo sull’operazione di sabotaggio. È bene che queste cose si sappiano, così come è opportuno che la gente si convinca che chi combatté non lo fece per il fascismo, ma per l’Italia, la sua Patria.
    Consueto l’episodio per averne letto e per aver visto un film degli anni cinquanta sull’argomento.
    All’epoca fecero molti film sulle azioni belliche italiane, poi venne la museruola ed il politicamente corretto ove quest’ultimo prevede che tutto quanto avvenne nel ventennio era fascista scordando bellamente che l’Italia era un regno e che il Re ed il PNF nonandarono mai in perfetta simbiosi. Tutt’altro!
    Brava per la pubblicazione ed un caro saluto.
    Roberto

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