MPMI, Nasce una “Academy” per formare gli export manager di domani

di Susanna Bonini Verola

Mettere in condizione le micro-piccole e medie imprese (MPMI) italiane di affrontare con consapevolezza la sfida dei mercati internazionali e preparare una nuova classe di professionisti per l’export di Made in Italy che contribuiranno al rilancio della nostra economia nell’era post-Covid. Nasce da quest’esigenza e dalla domanda di nuovi modelli di business, basati sul digitale e orientati ai mercati internazionali, il progetto “Smart Export – L’accademia digitale per l’internazionalizzazione” promosso dalla Farnesina per sviluppare competenze e coltivare nuovi talenti che, tanto nel settore privato quanto nel pubblico, aiuteranno l’internazionalizzazione delle nostre MPMI, le più colpite dall’attuale crisi dei consumi.
Sotto il coordinamento del Ministero degli Affari Esteri e grazie al coinvolgimento dell’Agenzia ICE e della CRUI, sono scese in campo per il Made in Italy anche alcune delle più conosciute Business School italiane (Bologna Business School, Federica Web Learning-Università di Napoli Federico II, Luiss Business School, MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business e SDA Bocconi School of Management). Realtà universitarie d’eccellenza che fino a ieri si facevano concorrenza a colpi d’iscritti e di posizionamenti sui ranking internazionali. Ed è proprio questo, a ben vedere, il tratto più qualificante del progetto: mettere a sistema per la primissima volta l’amministrazione pubblica, l’impresa e il mondo universitario per favorire quell’economia della conoscenza indispensabile per risalire la china dopo la crisi provocata dal Covid.
L’iniziativa “Smart Export” è una delle azioni previste nella nuova impostazione strategica, attenta all’economia e all’impresa, che ispira il “Patto per l’Export”, il piano a sostegno del nostro Made in Italy (con una dotazione finanziaria che ha ormai superato i 5 miliardi di euro) lanciato lo scorso giugno dalla Farnesina. Un piano articolato in “pilastri” funzionali alla ripresa dell’economia nazionale in uno scenario globale, che considera l’internazionalizzazione delle nostre PMI un obiettivo prioritario e l’export manager una professionalità cruciale per raggiungerlo. Presentando il Patto, il Ministro Di Maio aveva evidenziato come “il nuovo paradigma di promozione internazionale del Made in Italy servirà a sostenere le nostre imprese in un mondo che, dopo il Covid, sarà ancora più competitivo”. In questa prospettiva, l’accademia digitale per l’internazionalizzazione si inquadra nel pilastro del Piano dedicato alla formazione/informazione delle imprese e rappresenta “la risposta corale del Sistema Paese all’esigenza di accrescere il ruolo e la presenza delle aziende italiane nei mercati esteri e favorirne l’affermazione”.
La pandemia e i prolungati lockdown, infatti, hanno portato a galla le criticità di quelle piccole realtà imprenditoriali insufficientemente attrezzate per rispondere all’emergenza. Come fotografano le statistiche di Agenzia ICE, nonostante la reputazione internazionale incontestata del nostro Made in Italy, solo il 16% delle aziende italiane assume stabilmente professionisti dell’ICT. Questa “carenza”, secondo il Presidente dell’Agenzia ICE Carlo Ferro, spiega senz’altro il ritardo accumulato sul fronte della digitalizzazione e del passaggio, fondamentale in tempo di pandemia, all’e-commerce che, sempre secondo dati ICE, interessa solo 6% delle nostre PMI, con appena l’8% di queste che riesce a vendere online almeno l’1% del suo fatturato. Uno studio di Pagegroup, il colosso internazionale del recruitment, ha peraltro evidenziato come la prima fase pandemica abbia inevitabilmente determinato dei tagli di personale proprio nei dipartimenti vendite delle PMI. Le stesse, in molti casi, hanno però sfruttato i periodi di chiusura imposta per ripensare le proprie strategie commerciali e individuare nuovi mercati esteri di approdo. E quando i bilanci non hanno permesso di assumere professionisti ad hoc per aprire nuovi mercati, è stato il “temporary export manager”, una figura professionale oggi sempre più richiesta, a correre in loro soccorso. “In questo contesto si inserisce Smart Export, proponendo un’alta formazione online gratuita alle micro, piccole e medie imprese che partecipano al progetto, nonché ai professionisti coinvolti nei processi di internazionalizzazione aziendale”, puntualizza Lorenzo Angeloni, Direttore generale della promozione del Sistema Paese.
E’ evidente che per muoversi agevolmente in un mercato aperto e sempre più digitalizzato c’è bisogno di nuove competenze, strumenti e capacità tecniche adeguate alla crescita tecnologica. “Con Smart Export – spiega ancora Angeloni – intendiamo dotare le PMI di strumenti concreti con cui colmare il deficit di competenze manageriali e digitali, offrire loro modelli sofisticati di previsione delle dinamiche di mercato e metterle in grado di gestire processi complessi di crescita e di cambiamento”.
“Smart Export” offre sei diversi percorsi formativi “personalizzati”, cioè pensati per le esigenze delle MPMI, aperti ad aziende, professionisti, consulenti e funzionari delle amministrazioni pubbliche. Per accedere ai percorsi basta registrarsi al sito https://www.smartexportacademy.it e iscriversi alle unità didattiche di proprio interesse.

I percorsi sono già attivi, sono fruibili gratuitamente, saranno disponibili online per almeno un anno (fino a marzo 2022) ed includono videolezioni, materiale divulgativo, approfondimenti tematici e webinar live nei quali i docenti illustreranno i contenuti didattici e gli imprenditori che hanno già vinto la sfida dell’internazionalizzazione condivideranno le loro esperienze. E si starebbe già valutando l’opportunità di proseguire le attività dopo il primo anno, con un adeguamento ulteriore dell’offerta didattica in modo ancora più rispondente alle specifiche esigenze delle aziende.
I sei percorsi affrontano i temi dell’internazionalizzazione, con focus sul digitale, calandoli nella stretta attualità. Si parlerà, dunque, di:
1- Business Intelligence e sviluppo internazionale nell’era post-Covid (Luiss Business School)
2- Strutturarsi per la continuità, la crescita e l’internazionalizzazione (SDA Bocconi School of Management)
3- Pratiche e Tecniche d’internazionalizzazione (Agenzia ICE)
4- Gestione dell’innovazione e processi imprenditoriali (Bologna Business School)
5- Trasformazione digitale e gestione del cambiamento – I Modulo (Federica Web Learning, Università di Napoli Federico II)
6- Trasformazione digitale e gestione del cambiamento – II Modulo (MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business);
Paolo Boccardelli, direttore di Luiss Business School, non ha alcun dubbio sul valore aggiunto di un’alta formazione che è frutto di un’inedita sinergia tra mondo accademico, mondo imprenditoriale e diplomazia economica. “Le stime ci dicono, ha sottolineato, che nei prossimi dieci anni il 70% del valore aggiunto sarà generato dalle piattaforme digitali e quindi occorre non solo acquisire nuove tecnologie ma anche ridefinire velocemente i propri modelli di business: la formazione digitale del capitale umano e la ridefinizione della catena del valore possono offrire grandissime opportunità di crescita”.
Smart Export rappresenta, dunque, un’occasione unica per gli operatori economici italiani per accedere, gratuitamente, all’alta formazione accademica, valorizzare ed investire nel capitale umano – risorsa che guida ogni fase evolutiva – e apprendere i modelli e gli strumenti più sofisticati ed idonei a governare le nuove dinamiche di mercato.
La “platea” potenziale di aziende interessate o bisognose di essere formate per le sfide globali dell’era post-Covid, secondo Agenzia ICE e Farnesina, potrebbe contare almeno 20mila aziende italiane e un numero ben più alto di consulenti d’impresa che si misurano quotidianamente con i processi aziendali di esportazione.

Susanna Bonini Verola

Ha vissuto a Parigi, dove ha terminato gli studi in Scienze Politiche, Bruxelles e Washington. Giornalista professionista e TV Producer, ha lavorato nelle trasmissioni di approfondimento di RaiNews24-Rai 3 e per i notiziari Tv di Euronews (Lione). Dopo varie collaborazioni con radio e magazine, approda ad Adnkronos con cui lavora per oltre 10 anni. Rientrata a Roma, ha ripreso a lavorare come freelance per Euronews ed allacciato una nuova collaborazione con il periodico “Fortune Italia”. Dal 2017 coordina Altrov’è.

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