Hélène Masset e la mitologia di un luogo mitico

di Susanna Bonini Verola

Mi viene incontro sorridendo, a passo deciso, avvolta in un elegante tailleur scuro che valorizza la sua minuta silhouette. Non conosco ancora Hélène Masset, consorte dell’Ambasciatore di Francia a Roma, ma il suo benvenuto è così caloroso da mettermi immediatamente a mio agio. Risultato non scontato quando si varca la soglia di Palazzo Farnese, sede della rappresentanza diplomatica francese, uno dei palazzi rinascimentali più belli e ricchi d’arte della nostra Capitale… Senza dubbio, anche uno dei meglio conservati. Il suo valore storico e monumentale è tale da farne una “residenza non come le altre”, seppur bellissime, che la Capitale offre alle diplomazie di tutto il mondo. E Madame Masset ne è fin troppo consapevole: “fin da bambina – racconta – ho sempre cercato la bellezza e le emozioni che questa suscita in tutto ciò che mi circondava”. A Palazzo Farnese e a Roma, dove è arrivata nel 2017 con il marito Christian Masset, le ha sicuramente trovate. Lo capisco dagli occhi che brillano mentre mi accompagna da un salone all’altro dell’edificio notoriamente marcato dall’impronta di quattro dei più celebri architetti del ‘500: Antonio da Sangallo, Michelangelo, Vignola e Della Porta.

Sembra che vi abbia traslocato solo da pochi giorni e, invece, per i Masset la permanenza in Italia è agli sgoccioli, dopo esser stata prorogata oltre il previsto a causa della pandemia. La conversazione scivola senza volerlo sui ricordi del lockdown. Momenti difficili, specie quando si è lontani da casa, che Helene Masset ha tuttavia impiegato in modo costruttivo, saziando la sua fame di bello e di curiosità per i dettagli. “Ho scoperto l’Italia quando ero adolescente e, da allora, questo paese non ha mai smesso di stupirmi”, dice confessandoci di non essere una storica dell’arte, eppure – prosegue – “quando sono arrivata qui ho iniziato a documentarmi su tutti i libri già pubblicati su Palazzo Farnese”. È la famosa Galleria affrescata dai fratelli Annibale e Agostino Caracci, tra il 1597 e il 1608, a rapire letteralmente la sua passione regalandole, in piena pandemia, stimoli preziosi nonché l’idea di un suo “piccolo” progetto da sviluppare.

“Sono stata trasportata dalla bellezza della Galleria al punto da volermi immergere nelle storie mitologiche raccontate dai vari affreschi. Sapevo pochissimo di mitologia e in tutta la documentazione disponibile trovavo solo il titolo di ogni soggetto: volevo saperne di più!”. Così, aggiunge, “ho cominciato a condurre ricerche sugli antichi testi greci e romani che descrivevano gli episodi affrescati”. È stata una ricerca lunga, confessa, ma appassionante. Complice il lockdown e le restrizioni alle uscite, Hélène Masset ha poi avuto il tempo per approfondire i suoi studi: “Mi sono affidata allo straordinario sito online della Bibliothèque Nationale de France (gallica.bnf.fr) e ho consultato vari siti web specializzati in mitologia”. Ha quindi cominciato a redigere i risultati delle ricerche condotte: “Ho scritto i testi in francese e la squadra del nostro ufficio stampa e comunicazione, con un entusiasmo di cui non posso che esser grata, mi ha successivamente proposto di farne una piccola pubblicazione, prima in italiano e poi in francese”.

Hélène Masset porge con calma il suo opuscolo sulle storie mitologiche pennellate magistralmente nella Galleria, luogo di rappresentanza e di passaggio del Palazzo, tutt’oggi considerata il capolavoro dei fratelli Caracci e dei loro allievi (il Domenichino tra questi), l’opera fondativa della nuova stagione barocca italiana. “Si tratta di un piccolo contributo alla descrizione delle meraviglie di Palazzo Farnese – sottolinea con modestia – nulla confronto l’ammirevole e immenso lavoro svolto dall’École Française de Rome” (EFR).

L’Ambasciata di Francia – con l’EFR (che ha per missione la ricerca in campo storico, umanistico e archeologico) – è in prima linea, insieme alla Soprintendenza speciale per le belle arti di Roma, nel portare a termine entro il 2025 uno dei più importanti cantieri di restauro degli ultimi vent’anni. Un investimento da 5,6 milioni di euro, interamente finanziato dallo Stato francese, per consolidare le coperture del palazzo e altri importanti elementi architettonici strutturali. In sintonia con i principi della scuola italiana di restauro, i lavori riporteranno al suo antico splendore la facciata principale, a partire dagli intonaci e dalle pietre originariamente utilizzate fino agli infissi. Anche questa circostanza eccezionale è diventata per Hélène Masset una preziosa occasione di crescita personale perché il cantiere sta riconsegnando agli esperti e ai ricercatori innumerevoli dati, finora sconosciuti, sui materiali e le tecniche di costruzione dell’epoca. “Il tempo trascorso a Palazzo Farnese mi ha insegnato a essere sempre più curiosa e a guardare sempre più minuziosamente ciò che mi circonda: ci sono sempre dettagli da scoprire e solo un’attenta osservazione lo rende possibile…La settimana scorsa, per esempio, mi sono accorta che le nicchie della Galleria dei Caracci non sono tutte della stessa lunghezza!”.

Helene Masset, dopo le celebrazioni del 14 luglio, lascerà l’Italia, paese dove, tra opere d’arte e luoghi del cuore, “mi trovo sempre in pace”, dice. Sappiamo che non metterà in valigia solo splendidi ricordi, ma anche quella straordinaria abilità nel percepire visivamente i dettagli sviluppata a Palazzo Farnese, luogo d’ispirazione e di narrazione, simbolo da quasi un secolo del dialogo tra Francia e Italia.

Susanna Bonini Verola

Ha vissuto a Parigi, dove ha terminato gli studi in Scienze Politiche, Bruxelles e Washington. Giornalista professionista e TV Producer, ha lavorato nelle trasmissioni di approfondimento di RaiNews24-Rai 3 e per i notiziari Tv di Euronews (Lione). Dopo varie collaborazioni con radio e magazine, approda ad Adnkronos con cui lavora per oltre dieci anni. Rientrata a Roma, ha ripreso a lavorare come freelance collaborando, tra gli altri, con il mensile “Fortune Italia”. È consigliera ACDMAE e dal 2017 coordina questa rivista.

1 commento
  1. A riprova che le circostanze riportano a reinventarsi e che è possibile crescere e creare bellezza anche in momenti difficili. Brava Helène 👍🏻

Lascia un commento

Your email address will not be published.