DOSSIER ACDMAE:
NOI E LA RIFORMA
Come la riforma del trattamento economico dei dipendenti MAE influisce sul budget delle famiglie

di Maria Teresa d’Avino

A partire dal 2015 la legge di stabilità e la normativa interna del MAE, che da essa deriva, hanno cambiato in modo consistente molti aspetti della vita dei dipendenti e dei suoi familiari. Noi consorti ci troviamo ad affrontare nuove realtà,non sempre facilmente comprensibili, non sempre gradevoli. La nostra Associazione è stata informata del nel modo il piu’ completo in occasione di un incontro con il preparatissimo consigliere Di Ruzza e dalle signore Assunta Conte e Roberta Massari.Tutti sono stati estremamente disponibili e chiari. L’aspetto piu’ rilevante, anche se non il solo, del cambiamento,e’ quello economico. La Riforma del trattamento economico dei dipendenti del Ministero risponde, infatti, innanzitutto, ad un’esigenza di risparmio. L’altro principio che emerge dalla lettura delle norme è la trasparenza, cioè la facile lettura e comprensione delle singole voci di spesa. La voce che appare modificata in modo più consistente è quella che determina l’indennità di servizio all’estero.
Nel complesso l’ISE è diminuita in modo consistente per tutti. In compenso, essendo più “tassabile” porta ad un aumento della pensione che si riceverà. Il legislatore ha cosi’ “livellato” le pensioni. Da questi principi deriva il mutato regime degli aumenti dell’indennità di servizio all’estero per situazioni di famiglia. Detta aggiunta spetta solo per i familiari che soggiornano stabilmente in sede per almeno nove mesi l’anno. Detta permanenza in sede è ridotta di un mese per le sedi disagiate, di due mesi per le sedi molto disagiate. Se tale condizione non permane, trascorso un mese di “tolleranza”, il diritto decade. Sono previste eccezioni a tale condizione, come malattie o eventi straordinari per esempio di natura bellica. In ogni caso l’aggiunta è ridotta al 12,50 % (prima era il 20%) dell’ISE per il coniuge (e sottoposta alla condizione che non lavori), ma aumentata al 12,50% (prima era il 5%) per ogni figlio. Per entrambe le categorie la percentuale è calcolata sulla base dell’ISE del primo segretario(prima era commisurata all’effettivo ISE del dipendente in questione). Qui ravvisiamo un chiaro “livellamento”!
Corollario di questi principi ,risparmio e trasparenza, è il mutato regime della maggiorazione dell’indennità di servizio per le spese di abitazione. Qui la legge di riforma introduce il dovere, per il personale di ruolo in servizio all’estero, di acquisire la disponibilità di un’abitazione adeguata alle esigenze di sicurezza e decoro inerenti alle funzioni svolte. Vale a dire che la maggiorazione non verrà corrisposta se l’abitazione non verrà ritenuta idonea dal titolare dell’Ufficio, mediante apposita attestazione, intesa come dichiarazione di conformità. I principi sulla cui base si determina la maggiorazione dipende da coefficienti determinati di concerto fra M.A.E., dal Ministero dell’Economia e Finanze, sentita la commissione permanente di finanziamento.La normativa concernente detta maggiorazione regola nel dettaglio anche l’erogazione delle rate, semestrale,i casi di esclusione, come essere proprietari di abitazione nel luogo di residenza (vale anche se il proprietario è il coniuge), e la possibilità di risiedere temporaneamente in albergo o residence. Sono previsti controlli, per lo piu’ a campione. Se il dipendente o il coniuge sono proprietari di immobile nel luogo di residenza il diritto decade. L’indennità di rappresentanza all’estero non esiste piu’. Al suo posto è nato il fondo per la promozione dell’ Italia: fondo istituzionale,non piu’ personale. Diventa cosi’una delle spese della sede, sottoposta a bilancio preventivo-illustrativo. Il titolare della sede decide come spenderlo.
Il trasloco diventa una spesa a carico del dipendente, che riceve un contributo, maggiore alla partenza che al ritorno. Detto contributo è poi sottoposto alla condizione di fare un vero e proprio trasloco, il capomissione valuterà se cosi’ è. In compenso non esiste piu’ il vincolo ad utilizzare determinati traslocatori, selezionati dal Ministero.
Ovviamente non si ha qui la pretesa di racchiudere l’intera normativa in poche pagine. Al contrario l’intento è di sollecitare interesse in un mondo, il nostro, che si evolve rapidamente,nella speranza di trovare soluzioni nuove a problemi vecchi e nuovi. Per esempio facendoci noi stessi promotori di progetti da proporre all’amministrazione. Se il ruolo del coniuge non è piu’ quello di una volta,perchè non consentire,o meglio ancora favorire il nostro lavoro all’estero? Perchè non valorizzare (come fanno tanti paesi) talenti inutilizzati?

Maria Teresa d’Avino

Mi chiamo Maria Teresa Pastore D ‘Avino, sono avvocato, anche se ho vissuto, in questi ultimi 30 anni, prevalentemente all’estero. Di recente eletta vicepresidente ACDMAE, intendo fornire, per quanto possibile, un servizio di informazione sulle norme che incidono maggiormente sulla vita di noi consorti. Nell’immediato, il mio obiettivo e’ comprendere le novita’ contenute nella riforma, per quello che interessa noi consorti, al fine di chiarirle a chi si rivolge all’ACDMAE. Saro’ anche, insieme a Eleonora Durante, membro delegato presso l’EUFASA. Canto, con soddisfazione, nel coro dell’ACDMAE.

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1 commento
  1. Cara MT,
    Grazie per queste preziose informazioni. Certo che è sempre più urgente riflettere su come l’Associazione possa affiancare/sostenere vis à vis del Ministero il coniuge o partner di chi vive nel servizio diplomatico.
    Per anni abbiamo cercato il modo che senza danno finanziario per alcuno, né Stato, né famiglia, desse la possibilità al coniuge di continuare una vita professionale anche all’estero, ma ci siamo sempre imbattute in un muro di gomma, sia all’esterno che all’interno del MAE.
    Ora mi sembra che sia venuto il momento di riprovarci. La “Carriera” è cambiata o sta cambiando drasticamente, Cerchiamo anche noi di adattarci e di trasformare in positivo quello che può sembrare un grande passo indietro..

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