Bahrein, l’isola delle donne

di Laura Cassulini Bellato e Milena Guarino Padula

L’esperienza di vivere in un Paese arabo, anche ai giorni nostri, è sicuramente intensa e particolare. I contrasti con la cultura occidentale, infatti, restano forti anche laddove sono mitigati da processi di modernizzazione in atto. Anche approdando in Bahrein, uno dei paesi più liberali dell’area, le differenze saltano all’occhio, in modo meno immediato di ciò che accadrebbe altrove, ma comunque restituendoci impressioni forti, destinate a restare indelebili.

A sorprendere immediatamente è la grande apertura dei bahreiniti, che frequentano volentieri la comunità straniera e organizzano anche serate conviviali, aperte alle signore senza mai rifiutarsi di stringere loro le mani, cosa che non capita certo in tutto il mondo arabo. Inoltre, conoscono bene il nostro Paese che riscuote generalmente grande simpatia. Lo testimonia il fatto che a Palazzo reale la moglie dell’Ambasciatore può addirittura permettersi di sbagliare dress code senza incorrere nelle forche caudine. Troverà sempre chi chiude un occhio perché “a voi italiani, in fatto d’abbigliamento, è tutto concesso!”.

In sintonia col clima disteso che si respira, i membri della famiglia reale sono straordinariamente alla mano e partecipano volentieri all’intensa vita mondana dell’isola. Del resto, il Regno del Bahrain – tra l’Arabia Saudita e la Penisola del Qatar – sin dal secondo millennio avanti Cristo è stato attraversato dai traffici fra Mesopotamia e India ed è stato anche la culla dell’antica civiltà Dilmun, notoriamente colta e raffinata. I suoi abitanti, per secoli dediti alla pesca e al commercio delle perle, hanno continuato a interagire con culture differenti: dopo i portoghesi, nel XVI secolo, arrivò la dominazione turca, fino al 1916, poi il Paese divenne un vero e proprio protettorato britannico e lo rimase fino al 1971. Ovviamente la religione ufficiale è l’Islam ma la legge, insieme a tradizioni particolarmente tolleranti in materia religiosa, hanno consentito anche a comunità cristiane e a una piccola comunità ebraica di esistere. Le immagini dello storico incontro, l’anno scorso, tra Papa Francesco e il Re, Hamad bin Isa Al Khalifa, campeggiano tuttora ovunque per le strade. Il Sovrano ha inoltre donato il terreno sul quale si sta costruendo la Cattedrale cattolica di Nostra Signora d’Arabia e ha creato un ente dedicato proprio alla coesistenza pacifica tra religioni.

In questo Paese lo stile di vita da “moglie di Ambasciatore” e, in generale, da consorte di un funzionario, non subisce particolari cambiamenti ed è permesso entrare facilmente in contatto con la società locale. Le sole limitazioni per gli occidentali riguardano l’alcool – venduto unicamente in due o tre “spacci”, a prezzi esorbitanti, ma servito senza problemi in alberghi e numerosi ristoranti – e la carne di maiale, che si può acquistare in alcuni supermercati ma in un locale separato, una specie di “stanza del peccato”, dove talvolta si trovano anche i proibitissimi cioccolatini al liquore!
Esistono evidentemente molte altre restrizioni per le donne musulmane: la loro vita sociale, le abitudini e il modo di vestire sono fortemente condizionati dalla religione e dalle sue severe regole. Per loro, il tempo trascorre per lo più fra le mura domestiche, mentre fuori di casa è consuetudine ben vista, ma non un obbligo, indossare l’Abaya, una veste scura, di tessuto leggero, che copre tutto il corpo ad eccezione di testa, piedi e mani. Per coprire il capo si utilizza invece il Niqab che lascia scoperti solo gli occhi, oppure un semplice velo sopra i capelli.

Dopo aver meglio conosciuto le signore bahreinite si può tuttavia cogliere una realtà ben diversa: in un’economia aperta al business e ai commerci come questa, infatti, l’emancipazione femminile è più accentuata che in altri Paesi dell’area. Qui, in una società a trazione maschile, le donne sono riuscite a ritagliarsi qualche spazio. Il Parlamento del Bahrein, ad esempio, è presieduto da una donna e sono donne anche figure di spicco del panorama istituzionale, come il Segretario generale del Ministero degli Esteri. Il Bahrein ha anche avuto il primo giudice donna e la prima procuratrice della regione del Golfo. Resta ancora molto da fare sul piano della parità dei diritti e delle pari opportunità, ma la situazione è decisamente migliore che altrove. E questo è confermato anche dall’importante ruolo svolto dalla moglie del Re, in prima linea in varie iniziative sociali a partire dal sostegno ad un organismo come il Supreme Council for Women che, fra l’altro, aiuta con sistemi di micro credito le donne che vogliono avviare un’attività imprenditoriale.

Tra le donne più celebri c’è la Presidentessa dell’Autorità per la Cultura e le Antichità, la Sceicca Mai al Khalifa, donna colta, moderna e dinamica, impegnata nella promozione di numerose iniziative culturali, anche in collaborazione con l’Italia, e nella conservazione del patrimonio storico e, in particolare, nel restauro delle antiche case bahreinite. Anche grazie alla sua opera, il Bahrein oggi vanta ben tre siti patrimonio dell’Umanità di UNESCO e ospita un centro regionale per la conservazione del patrimonio culturale. Nelle sue attività, la Sceicca Mai è aiutata dalla figlia, Direttrice Generale per la Cultura, la Sceicca Hala, artista molto vicina al nostro Paese e recentemente insignita della Stella d’Italia.

Sempre sulla cresta dell’onda anche la Sceicca Hind che, oltre ad essere proprietaria di alcuni negozi di arredamento, presiede un’Associazione di beneficenza per famiglie meno abbienti che conferisce anche borse di studio ai ragazzi bisognosi. Nel campo della moda si è imposta una stilista di Abaye che oggi è anche proprietaria di tre prestigiose boutique di Abaye d’haute couture, con ricami preziosi da lei personalmente ideati. Anche le sorelle Alawi hanno creato un brand di moda e accessori di successo: “Annada”, generalmente conosciuta come “l’Hermes del Mondo arabo”. Ancora, la Sceicca Noura, appartenente alla famiglia reale, da oltre vent’anni trascorre il suo tempo fra il Bahrein e Viareggio, aiutando il marito nella sua attività imprenditoriale. Lei è conosciuta per essere “l’amica dell’Italia”, anche le sue figlie hanno studiato all’estero però amano l’Italia, parlano perfettamente la nostra lingua, e sono grandi promotrici del Made in Italy, e dei gioielli italiani.
Il legame con l’Italia è forte e sentito un po’ in tutto il mondo femminile bahreinita. Dopo aver conosciuto un gruppo di signore locali che per motivi di lavoro o per turismo viaggiano spesso nel Bel Paese, è stato anche possibile lanciare un appuntamento fisso in Residenza, il “Caffè in lingua italiana”. Un’esperienza che, sulla scia del successo, si è successivamente concretizzata nell’avvio del primo corso di italiano nell’unico ateneo bahreinita per donne, la Royal University for Women, dove moltissime studentesse apprendono con entusiasmo la nostra lingua. Nel mondo del business, peraltro, ci sono talmente tante donne che guidano un’attività imprenditoriale in proprio, o nell’ambito della propria famiglia, da giustificare la nascita, pochi anni fa, della Bahrain Women Business Association che promuove l’attività commerciale delle ditte guidate da signore e che è stata poi seguita da una seconda Associazione imprenditoriale che rappresenta solo businesswomen.

Queste donne, ovviamente, appartengono all’élite della società bahreinita: sono benestanti, hanno studiato all’estero, viaggiano e parlano fluentemente le lingue e (ad eccezione della moglie del re) possono pure indossare ciò che desiderano, infatti le abbiamo viste “coperte” o in abiti tradizionali solo ai funerali e durante le feste religiose obbligate. Tantissime altre bahreinite, sicuramente la maggioranza, non si trovano in questa fortunata condizione e non possono decidere come vestirsi, con chi uscire, cosa comprare o chi sposare. Appartengono infatti a ceti sociali meno abbienti e la famiglia – il marito e i figli maschi – impongono loro stili di vita che in una società così aperta sono fortemente limitativi.
Crediamo però che l’esempio delle più fortunate, che molto spesso sono anche impegnate nel sociale e nella promozione di battaglie di genere, possa aiutare a cambiare questa situazione e a rompere il “soffitto di cristallo”. Il che non significa necessariamente adottare uno stile di vita occidentale, bensì assicurare a tutte l’accesso all’istruzione, assieme alla possibilità di fare scelte di vita in autonomia e senza eccessivi condizionamenti.
Un episodio, qualche anno fa, fa ben sperare in un futuro migliore per le bahreinite: ricevendo un premio per meriti sportivi, una ragazza che dopo tanti anni era riuscita a realizzare il suo sogno di diventare pilota di rally ringraziò Allah per averla fatta nascere in Bahrain. Un’isola dove, a volte, anche i sogni delle donne si possono avverare.

Laura Cassulini Bellato e Milena Guarino Padula

Laura Cassulini Bellato  

Piemontese doc e laureata in Scienze della Formazione all’Università degli studi di Torino, lavora prima nel Dipartimento di Facoltà e poi in un Istituto per la Formazione universitaria. Da sempre impegnata in questo settore, diventa “Responsabile della Formazione” presso la sede romana della multinazionale Usa specializzata in risorse umane, Manpower S.p.A. Lascia questo incarico nel 2001 per volare con il marito diplomatico, a Dakar e poi a Malta. Un rientro a Roma dal 2009 al 2012, anni in cui è stata membro del Consiglio direttivo Acdmae e ha seguito il Gruppo Giovanissimi, poi riparte per Bruxelles e infine in Bahrain. Oggi è a Roma, con due figli adolescenti e una grande passione per il mondo della scuola, della cucina e della medicina.

 

Milena Guarino Padula

Dopo la Laurea in Scienze Economiche e Bancarie all’Università di Siena, segue il marito a Mosca, a Londra, in Bahrain e a Montreal. In quest’ultima sede, alla McGill University, consegue una laurea specialistica in Public Relations and Fundraising. E’ stata Vice Presidente del Consiglio Direttivo ACDMAE 2006/2008, occupandosi fra l’altro di Lavoro dei Consorti e Eufasa. E’ tuttora delegato Eufasa e, in veste di consigliere ACDMAE, ha lanciato il nuovo Gruppo Formazione & Lavoro.

 

11 Commenti
  1. Anche a me l’articolo ha fatto venir voglia di viaggiare!!!!Brave alle nostre autrici.
    NB: l’articolo venerdi’ sara’ in newsletter e solo dopo si potra’ condividere sui social.

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